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Nigeria. Liberate le ragazze rapite

marzo 21, 2018 Leone Grotti

Rilasciate 101 delle 110 rapite da Boko Haram. Cinque sono morte. Una è ancora coi rapitori perché ha rifiutato di convertirsi

La maggior parte delle ragazze rapite il 19 febbraio in Nigeria a Dapchi, nello Stato di Yobe, da una fazione di Boko Haram legata allo Stato islamico ha fatto ritorno nella città. Sono stati gli stessi terroristi islamici a riportarle a casa mercoledì mattina, dopo aver raggiunto un accordo con il governo nigeriano. «Non mandate più le vostre figlie a scuola» hanno fatto sapere i jihadisti — secondo testimoni locali — accompagnando la liberazione di alcune ragazze. L’amministrazione del presidente Muhammadu Buhari assicura di non aver pagato alcun riscatto ma è improbabile che sia andata davvero così.

LA RAGAZZA CHE NON HA ABIURATO. Su 110 ragazze rapite, 101 sono tornate a casa sane e salve. Almeno cinque sono morte durante il rapimento, come raccontato da una delle studentesse liberate. Almeno una ragazza invece sarebbe ancora nelle mani dei terroristi islamici. Secondo quanto riportato dalla Bbc, il padre della giovane in questione ha dichiarato che non è stata rilasciata insieme alle altre perché ha rifiutato di convertirsi dal cristianesimo all’islam. Intervistato da una radio locale, si è detto «orgoglioso» del suo rifiuto di abbandonare la fede.

RAPIMENTO DIVERSO. Il rapimento di Dapchi presente alcune differenze con quello di Chibok, avvenuto il 14 aprile 2014. In quest’ultimo caso, il sequestro di 276 ragazze era stato compiuto dalla fazione di Boko Haram guidata da Abubakar Shekau, che non aveva alcuna intenzione di scendere a patti con il governo nigeriano, allora guidato dal presidente Goodluck Jonathan, che ha ricevuto critiche a livello internazionale per lo scarso impegno dimostrato nel tentativo di liberarle. Almeno un centinaio di giovani si trovano ancora in cattività dopo he 82 sono state liberate nel maggio scorso.
Il gruppo che ha compiuto il sequestro di Dapchi è invece guidato da Abu Musab al-Barnawi, legato più direttamente allo Stato islamico. Secondo molti analisti, la pronta liberazione, probabilmente dietro il pagamento di un riscatto, da un lato salva la faccia del governo di Buhari, dall’altro spingerà i terroristi a compiere nuovi sequestri.

Foto Ansa

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