Nicaragua, «la Chiesa è perseguitata dal regime»

Il paese è sull’orlo della guerra civile, Ortega smentisce ma intanto proseguono gli agguati ai vescovi e le profanazioni dei luoghi sacri da parte delle turbas sandiniste

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tratto dall’Osservatore Romano – «Credo nella Chiesa che è santa, cattolica, apostolica e perseguitata; la Chiesa è sempre stata perseguitata, e noi non avremo una sorte diversa». Queste le parole pronunciate ieri dal cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, riportate dal quotidiano El Comercio.
Il cardinale ha sottolineato che dallo scorso giugno, quando i vescovi nicaraguensi hanno proposto la loro azione di mediazione per risolvere la grave crisi politico istituzionale, almeno sette chiese cattoliche sono state profanate. «Chiedo al Signore molta tranquillità, specialmente la pace nel mio cuore» ha detto Brenes, ricordando anche le insensate accuse mosse dal presidente Daniel Ortega ai vescovi, da lui definiti «golpisti». Brenes ha sottolineato che tali accuse sono «una falsità». Inoltre, ha affermato che le chiese non sono state usate come depositi di armi, come invece sostenuto dal governo. Il cardinale ha detto di aver controllato lui stesso, insieme ai suoi collaboratori, che questo non avvenisse.
GLI AGGUATI AI VESCOVI. Ieri l’arcivescovo ha presieduto una riunione dei vescovi del paese per cercare di capire se ci sono ancora le basi per portare avanti la mediazione. Indiscutibile, per i vescovi, la volontà di aiutare il paese a uscire dall’impasse, come ribadito dal vescovo ausiliare di Managua, Silvio José Baez. L’ultimo grave attacco — dopo quello ai danni di Brenes, e del nunzio Waldemar Stanisław Sommertag, feriti in una chiesa a Diriamba — riguarda ancora un vescovo, Juan Abelardo Mata, settantaduenne vescovo di Estelí, ex vicepresidente della conferenza episcopale, tra le voci più critiche della presidenza e membro della commissione episcopale incaricata di mediare il dialogo tra governo e società civile. Il presule è scampato alcuni giorni fa a un agguato delle forze paramilitari.
Messaggi di solidarietà alla chiesa in Nicaragua sono giunti da più parti. Gli ultimi sono stati i vescovi del Cile, che pochi giorni fa hanno chiesto la fine della spirale di violenza. «Niente può fermare la nostra missione di pastori, che è annunciare Cristo e i valori del Vangelo, anche nelle circostanze estreme che vivono» si legge in un comunicato.
CENTINAIA DI MORTI. La tensione resta altissima in tutto il paese. Nelle ultime ore si sono registrate nuove manifestazioni contro il governo di Ortega e scontri tra dimostranti e le forze paramilitari che sostengono l’esecutivo, le cosiddette turbas. Il paese è in agitazione dal 18 aprile scorso, quando sono esplose le proteste contro le riforme di Ortega in campo sociale e previdenziale, poi ritirate. Gli attivisti per i diritti umani sostengono che finora il bilancio delle vittime delle violenze è di 351 morti, mentre per il governo i morti sono stati meno di cinquanta. Tra le vittime ci sarebbero anche venti agenti di polizia e circa trenta paramilitari.
ORTEGA NEGA LE VIOLENZE. Ortega, intanto, tiene duro. Ieri il capo dello Stato — in carica dal gennaio 2007, è stato un dirigente del Fronte sandinista di liberazione nazionale — ha assicurato alla tv americana Fox News di non voler accettare elezioni anticipate perché questo provocherebbe instabilità. Rispondendo a una domanda dell’intervistatore, Ortega ha ribadito che «anticipare le elezioni creerebbe insicurezza e peggiorerebbe le cose». La gente — ha aggiunto — «deciderà chi sarà il nuovo capo del governo nel 2021, anno della fine dell’attuale mandato presidenziale».
A un’altra domanda riguardante i disordini e le violenze, il leader sandinista ha risposto: «Non ho la minima idea di stabilire il potere di una dinastia. Mia moglie [Rosario Murillo] è vicepresidente per la prima volta; in precedenza non ha ricoperto mai alcun incarico ufficiale». Infine il capo dello Stato ha negato che il governo abbia organizzato attacchi contro la chiesa cattolica, assicurando poi che «non stiamo perseguitando nessun vescovo» e che, contrariamente a quanto si è detto, «nessuna persona è morta in nessuna chiesa».

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