«Sulla Siria Putin è sempre sembrato un passo avanti rispetto a Obama»

Dopo l’annuncio del ritiro delle truppe, il New York Times ammette sconsolato: al contrario delle previsioni Usa, l’intervento russo «non è stato un pantano»

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È stata la Casa Bianca a chiedere al Cremlino una telefonata urgente tra Barack Obama e Vladimir Putin, pochi minuti dopo l’annuncio da parte del leader russo che Mosca avrebbe cominciato il ritiro delle sue truppe dalla Siria. Basta questo dettaglio, scrive il New York Times, per capire che con l’intervento in Siria di settembre prima, e poi con l’uscita dal paese a marzo (ancora non avvenuta), «Putin è sembrato costantemente un passo avanti agli Stati Uniti».

LA PREVISIONE DI OBAMA. Quando Putin decise di intervenire in Siria per evitare la caduta del regime alleato di Bashar al-Assad, Obama lo mise in guardia da avventure militari che l’avrebbero impantanato in Medio Oriente. E ancora una settimana fa, parlando al The Atlantic, Obama ha dichiarato: l’intervento militare russo tradisce debolezza, non forza, «stanno aprendo troppi fronti, stanno sanguinando e la loro economia ha subìto una contrazione drastica per il terzo anno di fila».

«HA FUNZIONATO». La verità, però, è che quando Putin dichiara che la Russia si ritira dalla Siria perché «la missione è compiuta», ha ragione. Afferma al Nyt Derek Chollet, ex ufficiale della Casa Bianca e del dipartimento di Stato: «Si era chiaramente prefissato di guadagnare tempo per Assad e ha funzionato». Aggiunge Angela Stent, esperta di Russia alla Georgetown University: «Questo non mi sembra affatto un pantano». Infatti, ribadisce il quotidiano americano, «la Russia è intervenuta per sostenere un governo sovrano, mentre l’amministrazione Obama si dibatteva su quanto aggressivamente intervenire per abbattere quel governo». Che è ancora in piedi.

BOMBARDAMENTI. Per raggiungere i propri obiettivi, tra i quali va annoverata la conquista da parte di Mosca di un posto di rilievo al tavolo di qualunque trattativa, la Russia ha usato la tattica dei bombardamenti indiscriminati, a un ritmo di 100 al giorno per sei mesi anche sui centri abitati dai civili. Evidentemente, sostengono altri analisti, «non era vero che un qualsiasi intervento militare in Siria avrebbe comportato in modo inevitabile un impegno sempre maggiore».

STATO ISLAMICO. Inoltre, non solo Putin non ha risentito dell’intervento militare dal punto di vista mediatico o del consenso, se non in positivo, ma se ne va lasciando all’America la patata bollente dello Stato islamico (che per ora sta continuando a bombardare): «Si capisce che la Siria non era condannata ad essere un piano inclinato», ragiona Andrew Tabler, esperto del Washington Institute for Near East Policy. «Putin ha dimostrato che si può intervenire, bombardare, schierare truppe sul terreno e uscirne. Sono riusciti a ribaltare la situazione in Siria e a evitare il collasso del regime». Una lezione per Obama.

Foto Ansa/Ap


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