New York vuole i furetti, non i bambini. De Blasio legalizza i cugini delle puzzole mentre fa la guerra ai centri per la vita

La Grande Mela ha il tasso di aborti più alto tasso degli Stati Uniti. Il sindaco però si preoccupa di legalizzare i furetti e vietare le carrozze a cavalli

Bill De Blasio, il sindaco di ultra-sinistra di New York, vanta un’agenda politica fortemente progressista. «Nuovi diritti per i lavoratori, asili nido pubblici per tutti, documenti agli immigrati irregolari» sono i suoi punti di forza. E come ha spiegato il New York Times, il sindaco adesso si è dato un altra “storica” missione: legalizzare i furetti. Il provvedimento che liberalizza la detenzione dei furetti sarebbe infatti in via di approvazione. Secondo il quotidiano liberal, si tratterebbe dell’ultima rottura di De Blasio rispetto alle politiche “anti-furetto” dei suoi predecessori repubblicani.

FURETTI LEGALI. Animaletti graziosi e dallo sguardo intelligente, i furetti, secondo il primo cittadino della Grande Mela, sarebbero vittime di una palese discriminazione. Dovrebbero essere considerati animali domestici come tutti gli altri e non banditi come prevede l’attuale legge cittadina. «I dati dimostrano che non mordono più frequentemente o in modo più grave di altri animali della stessa dimensione», spiegano i funzionari dell’amministrazione De Blasio motivando la scelta di legalizzarne il possesso. Grazie a De Blasio, continua il New York Times, i parenti della puzzola europea, dal 1999 esclusi dal novero degli animali da compagnia a causa di «una delle più controverse leggi» dell’amministrazione Giuliani, potranno finalmente essere liberi di passeggiare a fianco dei propri padroni in tutta New York.

BAMBINI? NO GRAZIE. La legalizzazione della “faina puzzolente ladra” (nome scientifico del furetto tradotto dal latino) non è l’unica battaglia animalista condotta da De Blasio. Da mesi il sindaco liberal si propone di vietare le carrozze trainate da cavalli a Manhattan e sostituirle con auto elettriche. I suoi detrattori sottolineano, che se da un lato il suo amore per gli animali è altissimo, quello per i nascituri umani è poco sviluppato. New York, secondo il report 2014 del dipartimento della Salute della città, ha il tasso di natalità più basso dal 1979 e il tasso di abortività più alto degli Stati Uniti (nel 2013 il 41 per cento delle gravidanze sono terminate con l’interruzione volontaria). Ma De Blasio ha ben altro in testa che non risolvere il problema: anzi, come aveva promesso in campagna elettorale, cerca con tutti i mezzi di ostacolare i centri per l’aiuto alla gravidanza (che ha definito «farseschi», e ne ha promesso la chiusura). De Blasio sta conducendo una battaglia legale per far applicare una legge voluta da Bloomberg, ma bocciata da un tribunale federale, che obbligherebbe i centri per la vita a fare pubblicità alle cliniche abortiste e a informare le donne, prima di tutto, della possibilità di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. La stessa legge obbligherebbe i centri ad appendere alla porta d’ingresso un cartellone con l’avvertenza che «in caso di gravidanza, la città raccomanda di recarsi in un centro autorizzato (dove si pratica l’aborto, ndr)». Si dovrà aspettare la decisione del tribunale d’appello per sapere se a New York sarà più semplice gironzolare con un furetto che non evitare un aborto.