«Nazimalisti» attaccano ancora Caterina perché vuole vivere: «L’hanno strumentalizzata, offese create ad arte»

Ma la ragazza affetta da malattie gravissime, che non sarebbe viva senza la sperimentazione, replica: «Vorrebbero rinchiudere tutti i malati in un recinto e farli fuori piuttosto che curarli grazie anche alla ricerca».

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Vi abbiamo già parlato di Caterina Simonsen, la ragazza di 25 anni che soffre di diverse malattie rare, viva solo grazie al lavoro dei medici e alla sperimentazione scientifica, attaccata dai «nazimalisti» che le hanno augurato la morte solo perché a favore della ricerca anche sugli animali.

NAZIMALISTI. Caterina è vegetariana, animalista e studia Veterinaria ma ha pubblicato un video su facebook per dichiarare il suo sostegno alla sperimentazione. Per questo, centinaia di «nazimalisti» l’hanno attaccata facendole sapere che preferirebbero la vita di 10 topi alla sua.
Oggi Lega anti-vivisezione e il sito Novivisezione.org fanno un passo indietro, si dissociano dagli insulti, ma insistono a dire che «Caterina è stata strumentalizzata» e le offese «create ad arte, un “teatrino” messo su dai sostenitori della vivisezione per recuperare il terreno perso negli ultimi due anni». Insomma, continuano a fomentare l’odio.

NESSUNA LOBBY. Caterina, dal canto suo, non si scompone: «Io non vado, né sono andata in Tv, né sono stata ripresa da nessuno. Il materiale che usano è quello dei miei video. Non vengo pagata da nessuno. Non ci sono “lobby” dietro». E dichiara al Corriere: «Mi sono attaccata alla vita, respiro dopo respiro. Vivere mi costa 130 battiti di cuore al minuto, contro i 70 normali. Io sono a favore della ricerca perché senza, è impossibile». Caterina, di sicuro, sarebbe già morta.
In un’intervista a Repubblica ha commentato così gli insulti che ha ricevuto: «Ma da dove vengono queste persone? Sono animalisti, ma se non curi il tuo cane quando sta male, chi sei? E tuo figlio? Non curi tuo figlio quando sta male? Ma se non curi tuo figlio si va in galera, lo sanno? Ci sono varie sfumature in quel mondo, possono essere più o meno radicali. Ma ci sono anche questi che vorrebbero rinchiudere tutti i malati in un recinto e farli fuori piuttosto che curarli grazie anche alla ricerca».

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