Napoleone e i maori

Cos’è che produce comunità umana reale, né bigotta né tribale? La ragione,
il mettere a tema la scintilla per cui si desidera, l’io della persona. si sia gente di potere o semplici casalinghe. l’ésprit del meeting secondo il leader cdo

Molti sono interessati a discutere di come gestire qualcosa che è nato, ma pochi sono interessati a capire perché qualcosa nasce. Allo stesso modo, molti discutono di etica in economia: come deve comportarsi un imprenditore, come deve utilizzare il profitto, quale debba essere la giusta mercede all’operaio, eccetera; pochi però si chiedono che cosa muova un imprenditore nel creare ricchezza per sé e per gli altri. Così, a livello personale, molti ci dicono cosa dobbiamo fare, ci danno suggerimenti, pensando di metterci “a posto”, ma pochi sono interessati a capire cosa ci spinge a comportarci in un determinato modo.

La scintilla che non ci fa lamentare
Viviamo in un mondo in cui l’unica cosa che non è messa a tema è la scintilla per cui si desidera, il motivo per cui ci si interessa e ci si muove verso qualcosa. Pensiamo all’esempio di don Bosco che raccoglieva per la strada dei “mascalzoni”, li accudiva e insegnava loro un mestiere. Chissà quante persone hanno discusso della sua opera, ma in quanti si sono interessati di quella scintilla miracolosa per cui lui, guardando in faccia i suoi ragazzi, rifiutati da tutti, li accoglieva ed era capace di cambiarli? Molti oggi sono disposti a discutere di etica, di regole, di problemi, ma pochi mettono a tema quella scintilla unica, irripetibile per cui il desiderio dell’uomo trova qualcosa che gli corrisponde e quindi può incominciare a costruire. Quel fatto per cui uno da chiuso che era, da incapace che era di costruire, improvvisamente apre il cuore e si implica, invece di lamentarsi agisce, invece di misurare e invidiare si muove, invece di scandalizzarsi per l’errore riparte da quello che deve fare. Questo accade quando qualcuno ha il coraggio di guardarti in faccia, di scommettere sul desiderio che ti muove, prendendolo sul serio. E così può capitare – come è successo a Hewlett e Packard – che iniziando ad assemblare computer in un magazzino e trovando qualcuno che crede in ciò che fai, arrivi a costituire una multinazionale. Questo è ciò che distingue un’economia che sappia sviluppare le piccole imprese che la costituiscono: qualcuno che sappia ascoltare, capire, coinvolgersi con chi le gestisce.

Un desiderio, un tentativo, una speranza
Così, invece di costruire la società sui progetti, sulla politica, sul potere, si può accettare di costruirla scommettendo su questo desiderio, ascoltandolo e accompagnandolo. È diverso, ad esempio, partire dal bisogno concreto di una determinata famiglia, scuola o impresa invece che da un progetto sociologico calato dall’alto; è così diverso da essere impossibile, umanamente impossibile, se non che è avvenuto, perché il cristianesimo nella nostra società, per quanto non si capisca, è questo: persone che hanno educato ad ascoltare, facendo capire come il proprio desiderio incida nei rapporti fino alla vita economica di tutto il paese. Anche le banche in Italia sono nate ascoltando e interpretando i bisogni della gente. Ultimamente è solo una passione per la libertà quello che spinge ad ascoltare il desiderio profondo che ci costituisce e a cercare luoghi in cui questo desiderio venga valorizzato e possa così generare. Ma, ancora di più, è una questione di libertà quella che può far apprezzare questi luoghi, qualunque sia l’ideologia da cui nascono, purché sia mossa dall’interesse a coltivare un desiderio, un tentativo, una speranza, un modo di vivere.

Ci crediamo tutti dei Napoleone?
Ma non basta: è umanamente impossibile tenere questa posizione per una propria capacità, perché si è strutturalmente incoerenti. L’esperienza comune di chiunque si impegni sul lavoro, in famiglia, con i figli, per i soldi, è che ci si perde: spesso si finisce per sottolineare una cosa per poi dimenticarne un’altra. Del resto, l’uomo non è capace di buttarsi sulla realtà in nome di un interesse e rimanere equilibrato. Pensiamo, ad esempio, a quelle persone che dedicano tutto il loro tempo alla famiglia, sacrificando il lavoro: ad un certo punto vanno in crisi e desidererebbero scappare dalla famiglia. Oppure pensiamo a chi si dedica all’ambito religioso, dividendolo da tutto il resto, e sconfina così in un clericalismo, pontificando di un Dio che pensa solo lui di possedere. E che dire di chi invece si dedica alla politica e spesso pensa di essere Napoleone anche se, in realtà, è solo una delle tante comparse?

L’esperienza della massaia, dell’operaio, dell’impiegato
Anche da questi esempi, appare evidente che l’uomo ha sempre bisogno di un luogo, di un punto, di un inizio, di una bellezza vista, di un amore corrisposto, di una persona che gli voglia bene in modo non sentimentale, che sia capace di sfidare l’inevitabile violenza, la fatica, il tradimento. Ci vuole un amore che sia umano e nello stesso tempo ancorato a qualcosa di divino, perché è del divino poter perdonare, cioè poter ricominciare con più fiducia, con più vigore, non basandosi sulla sola forza umana. Anche a livello sociale, politico, economico, ci vogliono luoghi dove la gente sappia amare.
Luoghi dove qualcuno abbia mostrato l’esperienza di persone che, pur con il loro odio e la loro violenza, sanno ogni giorno ricominciare. Eppure, proprio questo è il patrimonio della storia italiana: non è solo l’esperienza dell’intellettuale, del filosofo, dell’artista, ma anche della donna di casa, dell’operaio, del piccolo imprenditore, dell’impiegato. Quest’esperienza quotidiana di un’amicizia basata sul trascendente è la vera grande riforma sociale che può far aumentare la produzione, far investire nella tecnologia, ma anche far interessare dei più deboli e rendere capaci di costruire con i popoli del Terzo Mondo.

Maori tra i maori e americano tra gli americani
Questo è il punto di partenza dei tre cicli di conferenze del Meeting di Rimini: il primo è dedicato al mondo dell’imprenditoria (industria, piccola e media impresa e impresa di famiglia); il secondo lancia uno sguardo sul mondo intero, un mondo così diverso da quello figlio della rozza antinomia global/No global, delineato così bene da tanti appelli dei diversi Papi, capace di essere maori tra i maori e americano tra gli americani; il terzo riguarda il mondo delle istituzioni, secondo il principio del “più società meno Stato”. Questi saranno i cicli di dibattiti del Meeting che, speriamo, diano lo spunto per un confronto costruttivo, non contro qualcuno ma per tutti, capace di valorizzare anche le più piccole diversità.