Mps, lo scandalo mediatico-giudiziario ci costerà più del crac finanziario

Secondo un’inchiesta del Foglio il trattamento riservato alla banca senese ha prodotto un danno reputazionale da «almeno 10 miliardi». Molto più delle perdite dovute agli errori di gestione

“Lo scandalo inventato della Banca degli scandali”. Questo è il titolo di un’inchiesta (da leggere) di Alberto Brambilla, pubblicata sul Foglio di oggi. Il giornalista ricostruisce le fasi della vicenda mediatico-giudiziaria che ha investito il Monte dei Paschi di Siena.
«L’effetto dello scandalo» che ha investito Siena e la sua banca è «stato dirompente», scrive Brambilla. La tesi del giornalista è che gli attacchi mediatici abbiano fatto più danni della gestione della banca. «Secondo l’amministratore delegato, Fabrizio Viola, il “danno reputazionale” sarebbe quantificabile in “diversi miliardi”, almeno dieci secondo fonti interne alla banca. La cifra è ufficiosa e, forse, anche prudente». Ecco di seguito, alcuni spunti dell’inchiesta del Foglio.

NON È IL BUCO PEGGIORE. Quello di Mps non è il più grande crac della storia italiana, come hanno scritto Beppe Grillo e altri. Il Banco Ambrosiano negli anni ’80, scrive Brambilla, è fallito per un debito di «poco meno di un miliardo di euro». Quello di Mps ammonta a 750 milioni. E come Siena non è Parma, Mps non è Parmalat: «In Mps non si parla di fallimento, né di una truffa ai danni dei clienti, ma di un’operazione finanziaria tra banche private finita male per via dell’aumento della rischiosità dei titoli di Stato italiani che erano l’oggetto dello scambio, ad esempio, tra Mps e Nomura», la banca giapponese inquisita dalla magistratura di Siena. Cosa avvenne di illegale fra le due banche? Nulla. Si è trattato di uno scambio che poteva «anche essere vantaggioso per Mps in condizioni normali di mercato».

SCAMBIO DI TITOLI. A causa dei costi di alcuni derivati, prima della crisi dei debiti del 2011, Mps fa un operazione di scambio con Nomura, pagando una commissione piuttosto elevata, ma che avrebbe messo al sicuro la banca senese: obbligazioni finanziarie in cambio di titoli di Stato italiani. «L’operazione con Nomura poteva essere addirittura vantaggiosa per Mps – era stata costruita per questo – ma così non è stato», spiega Brambilla. «L’investimento in bond si è rivelato fallimentare per due motivi»: «Da un lato, l’aumento dello spread tra i titoli decennali italiani e gli omologhi tedeschi verificatosi nell’estate 2011, dall’altro lato, sempre a novembre, la European Banking Authority (Eba) ha imposto alle banche europee di svalutare i titoli sovrani in portafoglio; penalizzando gli istituti italiani e spagnoli». Niente truffa, soltanto una operazione tra privati andata male.

NOMURA È UNA BANCA. Nomura, di cui il Fatto quotidiano scrissero peste e corna, è una banca seria, non un club di faccendieri. I pubblici ministeri oggi vorrebbero sequestrare all’istituto 1,8 miliardi. Brambilla ricorda, che oltre a non aver commesso alcun reato, «Nomura è una banca particolarmente sistemica per l’italia»: attraverso di essa, «il governo giapponese e la sua banca centrale ordinano l’acquisto di titoli sovrani». «Nomura ha acquistato almeno 20 miliardi di bond italiani», avverte il giornalista, «un danno reputazionale  dovuto allo “scandalo mediatico” rischia di indebolire l’istituto nipponico minacciando la sua presenza in Italia». Dunque, il danno reputazionale che ha colpito Mps alla fine lo pagheranno i contribuenti italiani, in un modo o nell’altro.