MOSE/1 Dove rinasce la laguna

La più grande opera d’ingegneria idraulica, il più importante programma di difesa, recupero e gestione dell’ambiente mai attuato al mondo. Ecco perché nessuno dovrà più chiedersi se andare in Olanda o a Venezia per imparare a difendere il futuro delle città di mare

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Era successo tutto in poche ore. All’alba le sirene avevano dato l’allarme e in breve il mare aveva sommerso piazza San Marco consegnando alla furia delle onde i tesori di Palazzo Ducale. A mezzogiorno l’acqua aveva superato i 194 cm sul mareografo di Punta della Salute. Il mare travolse i murazzi di Pellestrina e San Pietro in Volta, le case dei pescatori finirono impastate di acqua e fango. Era la mattina del 4 novembre del 1966: quel giorno Venezia smise di galleggiare.

Sono passati 45 anni, ma da quel momento, il tema della salvaguardia del territorio lagunare finì per imporsi nella Serenissima con drammatica urgenza. Nel 1984 la Legislazione Speciale per Venezia (n. 798) pose come obiettivo la difesa completa di tutti gli abitati della laguna dalle acque alte di qualunque livello, compresi gli eventi estremi, e, dopo anni di studi, sperimentazioni e alternative esaminate, nel 2003 il “Comitatone”, organo preposto all’indirizzo, coordinamento e controllo della salvaguardia di Venezia, diede il via al piano di interventi attuato dal Magistrato alle Acque di Venezia attraverso il Consorzio Venezia Nuova, oggi impegnato a mettere in relazione la difesa di Venezia dalle acque alte, ovvero il sistema Mose con la riqualificazione ambientale dell’ecosistema, già ampiamente realizzata.

Protezione dalle mareggiate, messa in sicurezza di discariche e canali industriali come quelli di Porto Marghera, ripristino di habitat caratteristici quali barene e bassifondali: con il più importante programma di difesa, recupero e gestione dell’ambiente mai attuato al mondo Venezia metteva finalmente in cantiere il proprio futuro.

Venezia non muore più. I giornalisti del Sunday Times Stephen Fay e Philip Knightley lo diedero alle stampe con un titolo che lasciava poco spazio all’immaginazione: Venezia Muore. Cronaca impietosa di ciò che è stato fatto per non salvare la città più bella del mondo. «Ma la realtà di oggi è ben diversa da quella profetizzata dagli autori di un libro del ’77», spiega Patrizio Cuccioletta, dal 2008 presidente del Magistrato alle Acque di Venezia e provveditore interregionale alle Opere pubbliche Veneto – Trentino Alto Adige – Friuli Venezia Giulia del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il complesso di interventi in laguna previsto dal piano, è già stato realizzato all’85 per cento. Il rialzo di rive e sponde è stato attivato per 100 km (per una superficie totale di aree difese di 1.300 ettari). Sono stati ricostruiti in tutto 45 km di spiagge, ripristinati 8 km di dune costiere, rinforzati 11 km di moli. Sono stati messi in sicurezza 5 siti di ex discariche (182 ettari), sistemati 40 km di sponde di canali industriali, asportati 322 mila m3 di sedimenti inquinati dai canali industriali, istituite 2 aree di fitobiodepurazione e destinati 221 mila m3 alla raccolta delle macroalghe. Sono stati ricostruiti 1.430 ettari di velme e barene, protetti 33 km di barene e bassifondali, ricalibrati 180 km di canali e recuperate 12 isole minori.

Per quanto riguarda il Mose, questo particolare sistema per la difesa dalle acque alte, oggi completato per oltre il 60 per cento, sarà pronto nel 2014. I tempi verranno rispettati e il più grande intervento di salvaguardia ambientale che lo Stato italiano abbia mai intrapreso sarà lì, nascosto nell’acqua, capolavoro d’ingegneria e monumento all’impegno di ciascuna delle molte migliaia di persone che a partire da oltre 25 anni fa hanno lavorato al sistema degli interventi per la difesa di Venezia e della laguna.

Tuttavia, spiega Cuccioletta, il Mose ha risentito del destino delle opere pubbliche italiane, la cui realizzazione viene protratta negli anni in virtù di un discorso ideologico e politico: «La discussione circa la necessità di chiudere o meno le bocche di porto avvenne, per bocca di veri scienziati, dal ’66 all’84, quando la stesura della legge 798 terminò il dibattito con un’unica condizione: sì alla chiusura, ma l’impatto visivo e quello sul ricambio delle acque dovranno essere nulli». Il sistema Mose, attivo alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia è infatti l’unica opera al mondo ad avvalersi di un sistema flessibile e invisibile: quando non è in funzione, al contrario di altre grandi opere di ingegneria realizzate sul Tamigi, in Olanda o a San Pietroburgo, scompare sott’acqua.

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