Moschee. Rispettare la libertà di culto senza legittimare l’islam politico

La legge lombarda bocciata dalla Consulta avrebbe reso impossibile costruire nuovi luoghi di culto. Serve un complesso lavoro politico per prendere decisioni corrette e sicure sulla costruzione delle moschee

La Corte costituzionale ha annullato due disposizioni della Regione Lombardia sulla localizzazione dei luoghi di culto, introdotte nella disciplina urbanistica lombarda (legge 12/2005) dalla legge regionale della Lombardia n. 2 del 2015. La Lombardia – secondo la Consulta – ha limitato irragionevolmente la libertà di culto. Il commento del consigliere comunale Matteo Forte.

Con questa sentenza inevitabile e prevedibile si chiude una vicenda che ha visto la politica locale decidere di non decidere. Con una infinità di vincoli che semplicemente rendeva impossibile la realizzazione di qualunque nuovo luogo di culto, la politica regionale scelse di non decidere sull’annoso tema della realizzazione di moschee perché sapeva che quella norma non avrebbe superato il vaglio di costituzionalità.

Ma l’obiettivo erano i titoli dei giornali rivolti ai propri elettori, non affrontare il merito del problema. Un episodio in cui la politica ha volutamente cercato la supplenza del potere giudiziario. Un errore dunque sotto tutti i punti di vista. Questa è la dimostrazione che su temi complessi non servono i divieti a prescindere. Serve invece un lavoro politico per l’appunto di relazioni, di rapporti, di conoscenza della realtà, di interlocuzione con personaggi qualificati, in modo da prendere decisioni giuste, che non sacrifichino la libertà religiosa di nessuno ma nemmeno legittimino raggruppamenti che strumentalizzano la religione per finalità politico-egemoniche, specie tra le minoranze confessionali ed etniche.

Questa è la politica che occorre ad una città come Milano. Non una posizione uguale e contraria a quella dell’amministrazione di sinistra che srotola tappeti rossi e spalanca le porte di Palazzo Marino al peggior islamismo politico, solo in reazione alla chiusura “delle destre”.