Minacce di morte a Pell: se assolto, dovrà vivere in un «rifugio sicuro»

Sotto processo per abusi sessuali in Australia, in un clima da «caccia alle streghe», anche se dovesse essere assolto in appello, il cardinale Pell dovrebbe vivere nascosto

Tra il 29 giugno e il 14 luglio la Corte suprema dello Stato di Victoria dovrebbe emettere la sentenza sul ricorso di George Pell. Come riportato dal The Australian, i sostenitori del cardinale stanno cercando un «rifugio sicuro» per lui in caso di assoluzione.

L’ex tesoriere vaticano è stato condannato in primo grado a sei anni e mezzo di carcere per abusi sessuali su due minorenni. La difesa ha fatto ricorso in appello basandosi sulla «irragionevolezza» della sentenza, essendo il primo processo costellato di falle e punti oscuri. L’appello si è svolto in diretta televisiva nazionale il 5 e 6 giugno in un clima estremamente teso.

ALLA RICERCA DI UN’«AREA SICURA»

Il cardinale Pell ha ricevuto negli ultimi mesi molte minacce di morte e per proteggere la sua incolumità fisica i suoi amici sono alla ricerca di un’«area sicura» dove possa vivere. Secondo il quotidiano, in caso di assoluzione, il cardinale si trasferirebbe nel New South Wales o a Roma, dove però non riassumerebbe il suo vecchio incarico.

CLIMA DA «CACCIA ALLE STREGHE»

I timori per la sicurezza di Pell, che attende il verdetto in un carcere in regime di isolamento, confermano il clima da «caccia alle streghe» denunciato su Tempi da un amico del cardinale e profondo conoscitore delle carte processuali, il professore George Weigel. Durante le udienze del processo di appello, una folla si è riunita fuori dal tribunale per invocare addirittura la morte dell’ex arcivescovo di Sydney: «Speriamo che gli mettano una corda attorno al collo». In altre occasioni, Pell è stato paragonato a Satana e i giornali spesso hanno dato spazio a quella che Weigel definisce una «opinione pubblica isterica».

La stessa condanna in primo grado è stata definita anche da giornalisti indipendenti quanto meno bizzarra, dal momento che al processo non è stata fornita alcuna prova decisiva della colpevolezza del cardinale, mentre oltre 20 testimonianze che l’hanno scagionato sono state ignorate.

Foto Ansa