«Europa come il Titanic, ci salverà l’uomo semplice»

Di Piero Vietti
01 Maggio 2026
Chiacchierata video con Giulio Meotti, firma del Foglio e autore di un recente saggio sulla crisi del Vecchio Continente, «barca fragile alla deriva»
Piero Vietti Giulio Meotti

Storica firma del Foglio, autore di numerosi saggi incentrati sulla crisi dell’Occidente e da qualche anno di una seguitissima newsletter Substack che porta il suo nome, Giulio Meotti ha pubblicato da poco un nuovo libro con la casa editrice Liberilibri. Si intitola Titanic Europa, ed è una spietata analisi – ricca di numeri ed esempi – di come, sostiene l’autore, «l’Europa sta affondando». La tesi di fondo è che «la perdita totale delle nostre radici religiose, spirituali e culturali ci impedisce di renderci conto di questo fenomeno». Crisi demografica, islamizzazione, woke, antisemitismo e guerre alle porte del nostro Continente hanno reso l’Europa «una barca fragile alla deriva». Non tutto è perduto, però. Piero Vietti ne ha parlato con lui in questa intervista video e sul numero di Tempi di maggio.

N.B. Questa intervista è stata registrata il 15 aprile 2026

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1 commento

  1. Roberto Zandomeneghi

    Vi ringrazio per questa mezz’ora di vero woke, inteso come VERO risveglio.
    Seguo entrambi da anni e sono felice che Meotti abbia messo nero su bianco l’ipotesi più attendibile sul presente e futuro del nostro Paese e del Continente intero.
    Mi procurerò subito il libro soprattutto perchè ho bisogno di capire bene in cosa consista la speranza di cui parlate per evitare una prossima crociata.
    Nel mio piccolo ho recentemente scritto di questi disagi dovuti al veder scomparire le nostre poche tradizioni e la buona educazione (di cui Lisander mi ha offerto diversi spunti nel tema in questione) in un libro dal titolo “Delirio e fastidio” e sarei interessato ad una Vostra opinione se non addirittura a sviluppare insieme un “antidoto”, passo successivo alla mera denuncia perchè, come entrambi sostenete, qui a dire cosa si debba fare abbiamo già la classe dirigente; a FARE ci vuole l’uomo comune.
    Roberto

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