Dio c’è e non è Trump. Guida al numero di Tempi di maggio

Di Redazione
01 Maggio 2026
The Donald tradito dalle sue stesse guerre; Nembrini, Cesana e l’educazione; il Nord e Milano in crisi. Che cosa c’è nel mensile (con una nuova rubrica di Lodovico Festa)
La copertina del numero di maggio 2026 di Tempi, dedicata alla deriva di Trump tra guerra in Iran e attacchi a papa Leone XIV

La guerra contro l’Iran e gli attacchi a papa Leone XIV possono segnare la fine del progetto politico di Donald Trump e del trumpismo. È il giudizio sempre più diffuso anche tra i simpatizzanti che nel 2024 hanno sostenuto la ricandidatura del tycoon alla presidenza degli Stati Uniti e a cui Tempi ha scelto di dedicare la copertina del numero di maggio del mensile, già disponibile nello sfogliatore digitale e presto in versione cartacea nelle case dei sottoscrittori che hanno scelto la formula full. “Trump rilassati. Dio esiste, ma non sei tu”, recita il titolo che campeggia sopra l’ironica illustrazione di Lorenzo Morabito con un Donald-Zeus che lancia le sue saette sulla Terra.

Trump tradito da Trump

All’interno del nuovo numero della rivista, motivano il giudizio di cui sopra l’editoriale di Emanuele Boffi, l’intervista di Leone Grotti a Christopher Caldwell, giornalista conservatore che scrive per alcune delle più importanti testate del mondo anglosassone (secondo il quale il trumpismo «è stato un movimento di restaurazione democratica» ma ora «la rivoluzione di Trump è essenzialmente finita»), e la fotografia di Mattia Ferraresi delle fratture ormai insanabili tra le anime cristiane del mondo Maga ben rappresentate da Pete Hegseth, JD Vance e Marco Rubio. Il politologo Giovanni Orsina, intervistato dal direttore, approfondisce l’analisi spiegando perché è proprio nel Dna del populismo alla Trump la capacità di opporsi senza però proporre soluzioni. Sul fronte “avversario”, comunque, le cose non vanno molto meglio, come racconta Giulio Meotti a Piero Vietti presentando il suo nuovo libro sulla deriva ideale, politica e demografica del Titanic Europa (il dialogo Meotti-Vietti tra l’altro è disponibile anche in versione video).

Questione settentrionale e questione milanese

Venendo a temi più “italiani”, nel numero di maggio di Tempi Giancarlo Cesana torna a ragionare sull’unità o disunità dei cattolici e lo fa a partire dai risultati del referendum sulla magistratura. Gli stessi risultati del referendum tra l’altro hanno riportato alla ribalta (in particolare con la vittoria del “sì” quasi soltanto al Nord) una evidente “questione settentrionale” di cui non si occupa più nemmeno la Lega: se ne occupa invece Tempi con Alberto Mingardi. Non meno evidente, per restare al Nord, è poi la “questione milanese” di cui scrive Pietro Piccinini riprendendo alcun dei tantissimi spunti offerti dal convegno organizzato da nostro giornale con il Consorzio Cooperative Lavoratori (Ccl) il 17 aprile scorso alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Nembrini e Cesana, Bona Castellotti e Warhol, l’arte e la fede

Ampio spazio alla cultura nel nuovo mensile: Franco Nembrini presenta la riedizione di un libro indispensabile di Cesana su educazione e dintorni, Ed io che sono?; Marco Bona Castellotti indaga sul peso che ha avuto la fede cattolica nell’arte di Andy Warhol, appena ritornato in Italia con due importanti mostre a Ferrara e a Milano; Rodolfo Casadei intervista il critico Alfredo Tradigo, fresco autore della prima, coraggiosa “Biblia pauperum” dei nostri giorni.

E ancora, Annalisa Teggi ha chiesto al vescovo di Bentiu, il missionario comboniano Christian Carlassare, di raccontare come l’8xmille alla Chiesa cattolica sostiene la speranza del poverissimo Sud Sudan. Nel “nocciolo della questione” poi Roberto Volpi demolisce quella specie di tic intellettuale che spinge perfino l’Istat a incolpare di ogni violenza sulle donne gli “ex”, «una categoria che o non esiste o ci comprende tutti».

La nuova rubrica di Lodovico Festa e le altre

E non è finita. Nel numero di Tempi di maggio, infatti, inauguriamo la nuova rubrica mensile di Lodovico Festa: si chiama “Que sera, sera” e raccoglie, ovviamente in forma di pillole ragionate, gli appuntamenti del mese che conviene tenere d’occhio per capire come gira il mondo. Inoltre, per continuare con le rubriche, Lorenzo Malagola spiega come il conservatorismo può sopravvivere agli strattoni di Trump; il “Molokano” Renato Farina denuncia la volontà del conquistatore azero di cancellare ogni minima traccia armena dal Nagorno-Karabakh, come già accaduto nel Nakhichevan; Simone Fortunato recensisce È l’ultima battuta? di Bradley Cooper che offre intuizioni degne della migliore letteratura; Marina Corradi confessa di avere pianto per la perdita del suo fedele cane Rommel; Pier Paolo Bellini, ritrova la parola “memoria”, che rischia di perdersi anche a causa dell’intelligenza artificiale; Berlicche non poteva che tuffarsi e sguazzare nella maretta tra il Papa e il presidente americano.

Il numero di Tempi di maggio può essere già sfogliato in formato digitale nell’area riservata del sito – accessibile solo agli abbonati con le formule full e digitale –, in attesa che la rivista cartacea arrivi a destinazione. Chi non è ancora abbonato può rimediare cliccando qui.

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1 commento

  1. LODOVICO FORNO

    Sul vostro magazine trovo contemporaneamente:
    «Trump ha solo pessime opzioni per chiudere la guerra in Iran», che presuppone che così come si è messo in ogni caso finirà male per lui.
    «L’attacco all’Iran sarà la fine del trumpismo». che è un monito a non fare ancora azioni di guerrae quindi a rinunciare ad utilizzaer la clava.
    «Trump ha pugnalato alle spalle il popolo dell’Iran», che presuppone che essendosi fermato, anche ascoltando il Papa (alla fine non possiamo escluderlo), nel fare la guerra e rovesciare il regime, ha tradito il popolo iraniano.
    Mettetevi d’accordo con voi stessi. Posso concordare nel dubitare che lo abbia fatto per puro spirito di aiuto al popolo iraniano, ma comunque questo, il popolo, non ha altre chance che l’intervento del presidente americano.
    Se si tengono in conto tutti i fattori in gioco non è così facile dire che cosa avrebbe dovuto fare….
    Lodovico Forno.

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