Meeting. «Per rivoluzionare la storia serve un mendicante»

Monsignor Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Usa, spiega il titolo della XXXIX edizione del Meeting : «Come per la samaritana, l’unica speranza è un incontro inatteso con qualcuno che ci sta aspettando al pozzo»

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Siamo tutti come la samaritana dell’episodio evangelico. Abbiamo tutti una brocca perennemente vuota e tutti ci rechiamo, per riempirla, a pozzi zampillanti dei più svariati surrogati: alcol, pornografia, amori, potere, ricchezza «ma alla fine nulla ci soddisfa». L’unica speranza è un incontro inatteso con qualcuno che «ci sta aspettando al pozzo e che soddisfi il nostro vero desiderio di verità, giustizia, bontà, felicità, bellezza».
TITOLO DEL MEETING. Parte da questo esempio, monsignor Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, per spiegare il titolo della XXIX edizione del Meeting di Rimini: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”. Rileggendo l’episodio del Vangelo, l’arcivescovo spiega: «La samaritana si era diretta al pozzo in un’ora insolita per non incontrare nessuno, perché non voleva essere vista, non voleva che nessuno la giudicasse. Aveva cercato invano la felicità con sei uomini, numero imperfetto per la tradizione ebraica, ma sarebbe stato Gesù, il settimo uomo, numero perfetto per la tradizione, a darle quello che cercava».
LA SAMARITANA. Nell’incontro tra i due, continua monsignor Pierre, «la donna si vergogna e per questo dice mezze verità ma Gesù non si accontenta, vuole una conversazione vera, e così non ignora per falsa compassione il peccato della donna e le dice “tutto quello che ha fatto”. Non per ferirla o umiliarla, ma per guarirla. E quando poi gli offre quell’acqua che permette di non avere più sete in eterno, avviene il miracolo della conversione». Non solo. Quella stessa donna, «che prima non voleva farsi vedere da nessuno, corre a testimoniare quello che ha visto a tutto il villaggio», diventa cioè missionaria, che significa «essere impegnati in un nuovo modo di vivere, essere protagonisti del nostro futuro, non tanto e non solo parlare di Gesù».
L’INCONTRO. È quello che scriveva Benedetto XVI nella Deus Caritas Est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento». E questo incontro, che risveglia innanzitutto il vero desiderio dell’uomo, sottolinea il nunzio, «è possibile oggi per mezzo della Chiesa che, come dice papa Francesco, ha questo come unico scopo. Altrimenti non serve a niente».
LA VERA RIVOLUZIONE. Oggi, in mezzo a un mondo «in piena rivoluzione tecnologica, invaso dalla globalizzazione e dalla secolarizzazione, e segnato dalla perdita dell’antropologia cristiana», la «vera rivoluzione è quella del cuore, di una umanità risvegliata da Cristo, che sola può generare nuovi protagonisti nella storia del mondo, in grado di esprimere giudizi e discernere il vero dal male». Infatti, prosegue il diplomatico vaticano citando don Luigi Giussani, «che è stato un profeta in un momento, come il 1968, spartiacque della vita dell’Occidente», «la forza che fa la storia è Cristo e Lui ha posto la sua dimora in mezzo a noi. Incontrare Cristo ed essere cambiati da Lui è ciò che fa girare la ruota della storia. Questa è la vera rivoluzione che genera un nuovo protagonista: il mendicante».
IL MENDICANTE. La conclusione è affidata a quello che il fondatore di Comunione e liberazione disse davanti a Giovanni Paolo II nel 1998 a Roma: «Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo».

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