Meeting. Finkielkraut: «Péguy ci dà il coraggio di resistere all’ideologia di oggi»

Intervista esclusiva ad Alain Finkielkraut che sarà presentata al Meeting alla mostra dedicata a Charles Péguy. La curatrice Flora Crescini ci svela qualche passaggio

mostra-péguy-meeting-2014Per comprendere Péguy serve una certa disponibilità: non fermarsi al già saputo. «Per questo abbiamo diviso la mostra in 4 sezioni che approfondiscono lo straordinario iter biografico di Péguy. Per lui era chiaro che la verità si comprende solo vivendo: per capire quel fiume in piena che sono le sue opere non si può scindere il suo pensiero dal vissuto». Flora Crescini ci introduce alla mostra e ci spiega perché, ancora una volta, per lei è stato un avvenimento accostarsi all’autore francese. «Conoscevo già Péguy, ma la mostra mi ha dato la possibilità di approfondirlo. Ho trovato una consonanza assoluta tra la mia vita e la sua, tra quello che ha scritto e ciò che ho imparato da don Giussani. Mi impressiona come siamo abituati a parlare dell’incarnazione e come ne parla Péguy. Usa la parola “innesto”: tra il temporale e lo spirituale. Incarnazione come innesto tra due entità che da sole non starebbero in piedi. Solo così si capisce che la salvezza temporale è decisiva per la vita eterna».

Da un periodo di acuta sofferenza, Péguy riscopre la fede. Non una conversione intesa come rinnegamento del passato, ma una rifioritura di un albero che ha più profonde sorgenti di linfa. Cosa vuol dire? «L’unica volta che Péguy parla di “conversione” è quando aderisce al movimento socialista. Quando confida a un amico il suo ritrovato cattolicesimo non parla di “conversione” ma di approfondimento. La sua conversione non è rinnegare il passato, ma approfondire quanto aveva vissuto: l’amore per la verità, la giustizia, il dolore, la politica, le amicizie, la fedeltà e la stessa adesione al socialismo».

Nell’intervista che Alain Finkielkraut vi ha concesso in occasione della mostra, il filosofo dice: «Mi piacerebbe essere capace di espormi al presente. Sarebbe la sola fedeltà a Péguy. Mi sembra che sia il compito essenziale della nostra epoca. Péguy ci dà il coraggio di resistere all’ideologia». Cosa intende? «Per Péguy il presente è pieno di miserie, ma decide di affrontarlo perché, nonostante sia misero, allo stesso tempo è irriducibile. Non si può pensare al presente con categorie del passato, ma non possiamo credere che l’uomo possa diventare quello che non è. Finkielkraut ci raccontava di quando la cantante trans Conchita Wurst ha vinto l’Eurocontest. I grandi giornali hanno parlato di vittoria delle differenze. Per lui, invece, è stata una vittoria sulla differenza: quello che non era mai successo in passato, ora accade. Oggi gli uomini vogliono essere quello che non sono. La vita, le opere di Péguy ci aiutano a stare di fronte alle miserie del presente esattamente come lui è stato davanti al suo presente. Ci aiutano ad approfondirlo, senza cancellare nulla. Péguy era come una trivella che approfondisce, aggiunge, scava per arrivare al fondo della verità».