Meeting felix (e un po’ entertainment)

Nell’epoca del nichilismo, la felicità di Rimini. Lettera aperta di un amico in cerca di katholikentag

Cari amici del Meeting, il vostro tema quest’anno è la felicità: mi pare un’ottima idea. Aristotele insegna che la felicità è il fine dell’uomo e san Tommaso che essa è il frutto della visione beatifica, cioè della visione dell’essenza di Dio. Però felicità non è oggi un termine di moda, siamo nel tempo dell’incertezza, del nichilismo, del rifiuto del reale come principio. Per un nichilista essere contento è peccato. E la cultura cattolica di sinistra ha dimenticato che la misura dell’amore per il prossimo è l’amore per se stessi: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Che cosa augurare a un Meeting sulla felicità? Siate felici, il che è ovvio, ma in tempi di moralismo non sentitevi colpevoli se siete felici.

Il trentatreesimo del paradiso
Mi piace il Meeting di quest’anno perché light, leggero come il Dpef di Tremonti: non vorrei perturbarvi se questa volta mi pare un felice esercizio di entertainment.
La stagione dei Meeting di Rimini visti come summe ideologiche politiche, ricalcato sui modelli dei convegni delle correnti democristiane, mi pare finita e penso che il convegno leggero e felicitario sia nello spirito ecclesiale di Comunione e Liberazione. Non a caso don Giussani parla da molto tempo non di “autorevolezza”, “compagnia”, “avvenimento” entrate a far parte del lessico identitario di generazioni cielline, ma di “io”. E l’io vuol dire amor di sé e amor di Dio. Come dice Agostino, Dio è interiore al mio intimo ed Egli non è soltanto un Tu, è anche la sorgente dell’io. In linguaggio dogmatico (in cui siete ignorantelli) l’Io che fonda l’Io è lo Spirito Santo. E così siamo arrivati alla mistica. L’anno scorso ho trovato che Cl ha bisogno di dogmatica e di mistica anche nel Meeting: e persino il mio amicissimo e stimatissimo Amicone mi censurò come solitario, non amico della “compagnia”. Ora leggo su Tracce un bellissimo articolo di don Giussani sulla prima terzina del trentatreesimo canto del Paradiso: indica il rapporto dell’Io con lo Spirito Santo, nella figura della Madre di Dio. è appunto in questa comprensione del ruolo dello Spirito Santo che i Padri della Chiesa, dal secondo secolo in poi, hanno invitato i cristiani a diventare, come Maria, Madri del Cristo, cioè a partorire se stessi come membra del suo Corpo. Non so se indovino il tono giusto o se solo don Gius è titolato a parlarvi di mistica: ciò può “suscitare stupore” (altra parola aristotelica) ma dovrebbe anche suscitare imitazione.

Solo il 31% crede nella resurrezione
E veniamo al punto che volevo proporre al Meeting: perché in esso Eucarestia e liturgia sono fatti privati? Cari amici, la cultura politica è ormai spenta, il pensiero moderno è finito con la fine del comunismo: e, nonostante la teologia e la pubblicistica secolarizzata del mondo cattolico, la religione cresce. In un sondaggio pubblicato da Repubblica risulta, in particolare, che più del 50% degli italiani crede nella vita dopo la morte, nell’immortalità dell’anime, nell’inferno, nel purgatorio e nel paradiso: chi glielo ha insegnato? La liturgia omette il termine di anima e tutti gli altri che ho indicato.
Curiosamente soltanto il 31% crede nella resurrezione della carne, di cui la liturgia non fa che parlare e talvolta forse anche la predicazione. Insomma, lo Spirito Santo crea i credenti ortodossi anche quando la predicazione è secolarizzata e la liturgia monca.

Ite, missa est
Cari amici del Meeting, pensate al giubileo dei giovani e alla recente riunione di Berlino che univa il Katholiken-tag cattolico con l’analogo protestante. Ci furono certamente abusi di ospitalità eucaristica, ma l’Eucarestia fu presente e la teologia luterana della presenza eucaristica è tra le teologie protestanti la più vicina alla posizione cattolica. Perché non introdurre il Cristo, crocifisso o risorto nella sua icona, nelle aule della conferenza maggiore? Perché non creare una cappella per l’adorazione del santissimo Sacramento nei locali del Meeting? Perché non aprire e chiudere il Meeting con una Messa? Il Meeting può tornare ad essere più opera nel movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione e non più espressione dei bracci secolari di essa, ivi compresa la benemerita Compagnia delle Opere. Forse non mi darete pubblicamente ragione ma, penso, nel vostro cuore qualcuno lo farà. Magari don Giussani.
bagetbozzo@ragionpolitica.it