Meeting, Esposito: La crisi può essere una chance per diventare certi

Oggi si può ancora essere certi di qualcosa? Nella terza giornata di Meeting si prova a rispondere a questa domanda con i paradossi di Chesterton, il cambiamento di un teologo anglicano e l’incontro sul titolo del Meeting. Esposito: «La certezza inaugurata da Cristo è l’unico caso in cui una risposta totale e ultima alla domanda dell’uomo non la annulla, semplicemente risolvendola, ma anzi la rimette in moto e l’esalta come la strada propria dell’umano»

La domanda che ha caratterizzato la terza giornata della XXXII edizione del Meeting di Rimini non è difficile da comprendere, anche se non è semplice trovarvi una risposta: si può essere certi di qualcosa oggi? Chesterton, come ricorda Ubaldo Casotto all’incontro “Guardare il mondo con gli occhi di Chesterton”, dichiarerebbe così alla domanda: “Lanciando il cuore oltre le incertezze”.

“Venite e vedete”, sembra invece rispondere in modo meno paradossale dell’autore inglese Andrew Davison, teologo anglicano a Cambridge che, nell’incontro “Esperienze alla prova. Incontro con…”, ha parlato di come sia rimasto colpito dal Meeting e dai «ciellini»: «Voi non ci invitate a condividere le vostre idee ma la vostra vita. Il carisma viene testimoniato attraverso miriadi di amicizie. Avete la capacità di chiamare le persone alla fede con la combinazione di una reale e rischiosa offerta ad “assaggiare e vedere”». E, come ha detto Stefano Alberto, docente di Teologia all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, riprendendo don Giussani, «se la vostra amicizia sarà fondata sulla passione per Cristo presente, incontrerete tanti amici di storie diverse. Per questo motivo chi condivide il fuoco per Cristo cammina assieme nel reale, con la coscienza che l’esistenza diventa una immensa certezza».

Il dibattito sulla certezza – che non fa parte «di un programma elaborato dai filosofi», come affermato da Costantino Esposito, docente ordinario di Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Bari, davanti a un Auditorium dove anche le pareti laterali sono state usate come schienali dalle tante persone che, trovando tutte le sedie occupate, hanno assiepato il pavimento del salone – è il più azzeccato oggi a causa della crisi e proprio questa può rappresentare un bene per capire davvero di che cosa si tratta: «Ogni crisi può essere guardata come una chance per comprendere tutta l’ampiezza del nostro bisogno, e paradossalmente per riconoscere che c’è un bisogno irriducibile a tutte le nostre strategie di soluzione».

E se anche avesse ragione quella filosofia che, cercando di dare una risposta al bisogno di certezza dell’uomo, nel tempo si è accontentata di parlarne solo in presenza della «necessità del meccanismo naturale o della deduzione logica», «come potrebbe l’uomo superare la verifica più esigente della certezza, quella rappresentata dal limite e dal male?». Continua Esposito durante l’incontro sul titolo del Meeting: «Il dramma mostra qui tutta la sua radicalità: il bisogno di certezza è infinito, e non può essere soddisfatto da niente di meno che dall’infinito. (…) E’ dovuto venire Cristo, nella carne del mondo, per riaprire il ciclo inesorabile del tempo naturale, ponendosi come principio di conoscenza nuova, l’unico capace di valorizzare fino in fondo il bisogno di significato, e cioè l’attesa di compimento e il desiderio di felicità di ogni singolo uomo».

E, afferma Esposito concludendo l’intervento, «la certezza inaugurata da Cristo è l’unico caso in cui una risposta totale e ultima alla domanda dell’uomo non annulla questa domanda, semplicemente risolvendola, ma anzi la rimette in moto, la alimenta, e addirittura l’esalta come la strada propria dell’umano».