Claire Ly, sopravvissuta allo sterminio di Pol Pot: la storia di un perdono “impossibile”

La famiglia sterminata dai Khmer rossi, gli anni nel gulag, la conversione dal buddismo al cattolicesimo fino al perdono degli assassini

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Rimini (dal nostro inviato al Meeting). «Mio padre era un industriale del legno, il primo ad esportarlo in Francia. Per questo è stato considerato un capitalista e fucilato. Mio marito era direttore di un istituto bancario, quindi un imperialista, ed è stato fucilato. Anche i miei due fratelli sono stati bollati come imperialisti e giustiziati».
Come altri due milioni di cambogiani, sterminati tra il 1975 e il 1979, la famiglia di Claire Ly è stata uccisa dalla follia ideologica dei Khmer rossi di Pol Pot. Che oggi, per quanto sembri impossibile, lei ha perdonato.

«COLPA DEL DIO OCCIDENTALE». Claire insegna Buddismo all’Istituto di scienze religiose e teologia di Marsiglia. La calma e il sorriso con cui ha raccontato la sua storia, oggi in Auditorium a Rimini, ha lasciato attoniti tutti i partecipanti del Meeting, che davanti al dolore di una famiglia sterminata e all’ingiustizia di anni passati in un campo di lavoro, detto di “purificazione”, si sono posti insieme a Claire la sua stessa domanda: «Perché tanto male?».
«Io ero buddista», racconta la scrittrice, «e rifiutavo la legge del Karma secondo cui tutto quello che di male ci succede è frutto di azioni negative compiute in passato. I miei familiari non potevano essere responsabili di quell’orrore. Ecco perché mi sono creata durante gli anni in gulag, dove ho subito ogni tipo di privazione e ho dovuto partorire senza medico, un capro espiatorio da incolpare: il Dio degli occidentali».

«ASSENZA ABITATA». Per due anni, dal 1975 al 1977, non passa giorno senza che Claire insulti Dio e lo incolpi di tutto il male che era avvenuto in Cambogia. «Fino a quando, un giorno, mentre mi trovavo in una risaia a lavorare, mi sono inorgoglita, perché ero riuscita a sopravvivere al gulag, e rivolgendomi a Dio gli ho detto di complimentarsi con me. Non è arrivato nessun applauso, solo silenzio, assenza, che però ho percepito per la prima volta come abitata da “qualcosa”».

«SEDOTTA DA GESÙ». Nel 1980 Claire riesce a fuggire in Francia come rifugiata politica, ma la sua vita non diventa migliore perché «sopravvivevo grazie alla carità degli altri, mi sentivo inferiore e quindi avevo paura dei francesi». Accolta nel sud del paese da un curato cattolico e un pastore protestante, non avendo i soldi per comprarsi nulla, inizia a leggere i giornali e le riviste che il sacerdote cattolico non riusciva a vendere nella sua parrocchia: «Lui eliminava sempre le pagine “troppo cattoliche”, per non disturbarmi. Non ha mai cercato di convertirmi. Ma un giorno non ne ha trovato il tempo e io mi sono ritrovata a leggere l’enciclica di Giovanni Paolo II sulla misericordia». Incuriosita «intellettualmente» da quel testo («in Cambogia insegnavo filosofia e per questo dovevo essere “purificata” nel gulag»), Claire decide di andare alla fonte dell’enciclica e prende in mano il Vangelo: «Fu allora che Gesù cominciò a sedurmi con la sua umanità», racconta sorridendo. «Sono rimasta stupita dal vedere quanto Gesù fosse un esiliato come me, nato in viaggio, in una grotta perché per lui non c’era posto in albergo. E per la prima volta, quella “assenza abitata” che avevo percepito in quel campo si trasformò in parola».

IL BATTESIMO.
Il desiderio di convertirsi dal buddismo al cattolicesimo sorge in Claire solo quando, incuriosita, non si reca per la prima volta a Messa: «Volevo vedere com’era e non ho capito quasi niente, se non che bisognava alzarsi in piedi e risedersi in continuazione. Poi è arrivato il momento dell’Eucarestia: tutti i miei vicini guardavano l’ostia e anch’io allora ho alzato lo sguardo. Lì per la prima volta ho sentito che Gesù, che aveva sempre camminato con me fin dal tempo della Cambogia, mi chiamava non più ad ascoltare la sua parola ma a seguirlo. La cosa che mi ha colpito di più è che non me lo imponeva, me lo chiedeva. E io ho risposto sì, battezzandomi nel 1983».

UN PERDONO IMPOSSIBILE. Da cattolica Claire è tornata sulle sue origini, «per cercare le tracce dei passi di Gesù nel Buddismo», e ha scritto il libro La Mangrovia. Una donna, due anime (Pimedit) perché come questa pianta trae la sua forza vitale sia dall’acqua dolce che dall’acqua salata, così lei ha imparato a far convivere Oriente e Occidente.
Fino al perdono, che le permette oggi di raccontare la sua storia con una serenità che sembra impossibile: «Mia figlia non ha potuto conoscere suo padre, per questo un giorno l’ho portata nel luogo in cui venne assassinato. Lì, insieme, abbiamo recitato il Padre Nostro. Dopo quest’esperienza ho capito che Dio ci perdona come perdona chi ci ha fatto del male. Per questo, adesso, posso dire di averli perdonati. Ho poi spiegato a mia figlia che quando Gesù venne crocifisso non disse “vi perdono”, ma “Dio, perdonali perché non sanno quello che fanno”. Io e mia figlia abbiamo affidato a Dio le anime di chi ci ha fatto del male».

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