“Non c’è bisogno di avere compassione per i pazienti”

La dottoressa Anna Smajodr sostiene che provare compassione per i pazienti sia un’ostacolo per la professione sanitaria. Perché nel caso in cui il curato stesse male, il medico si deprimerebbe.

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“Infermieri e medici non hanno bisogno di curare i pazienti con compassione” ha detto la dottoressa Anna Smajdor, docente di etica all’università di Norwich. La prof pensa che la compassione non sia una componente necessaria per esercitare bene la professione, anzi sia un di più, che il personale medico debba essere in grado di non provare benevolenza nei confronti dei pazienti. Ha sostenuto anche che chi si occupa troppo dei pazienti rischia di demoralizzarsi nel caso in cui questi decedano o stiano male.

AL BANDO I SENTIMENTI. Non è la prima volta che la dottoressa Smajdor fa affermazioni simili. L’anno scorso aveva detto che suo interesse sarebbe stato quello di ricercare un modo per creare uteri artificiali, di modo che la gravidanza si portasse a termine in laboratorio, perché era “profondamente ingiusto che solo le donne attraversassero i dolori del parto”. Ora Anna Smajdor torna a scrivere in un articolo di Clinical Ethics: “La compassione è una componente non necessaria alla sanità, gli stessi compiti cruciali possono essere effettuati in assenza di questa”. Una precisazione inquietante visto che il personale medico britannico è tenuto continuamente sotto osservazione dal ministero della Salute, proprio per la trascuratezza e l’incuria con le quali vengono gestiti i reparti degli ospedali inglesi.

ELEMENTO FONDAMENTALE. Jeremy Hunt, ministro della Salute, la pensa in maniera differente. Tanto che ha cominciato a chiedere a molti ospedali frequenti rapporti sullo stato di salute dei pazienti. Lo stesso Hunt ha constatato con amarezza che “in alcuni ospedali esistesse addirittura una cultura della crudeltà”. Continua la Smajdor: “A meno che non consideriamo il personale medico come dei santi, non è possibile pretendere da loro un flusso illimitato di compassione nei confronti dei pazienti. Non solo è scorretto, ma è pericoloso farlo. (…) Nel caso in cui il paziente stesse male, l’infermiere o medico che se ne è occupato rischierebbe di deprimersi, andando così a danneggiare il sistema sanitario”. Dal ministero della salute, si sono affrettati a contraddire queste dichiarazioni, seppur fatte da una docente universitaria: “La compassione è un elemento vitale per la buona cura del paziente”.

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