Se Mattarella si schiera con i poteri forti contro i deboli. Il caso Popolare di Spoleto

Quelle parole in difesa della Banca d’Italia sono sembrate una discesa in trincea in una guerra giudiziaria e di potere

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Boris desidera rivolgere una quieta domanda al presidente della Repubblica. Non sulle sorti della democrazia. Ma su quelle più banali e però più decisive della pari dignità delle persone sotto l’identico manto della Costituzione italiana, che tocca proprio al capo dello Stato garantire.

È accaduto nei giorni scorsi che Sergio Mattarella abbia difeso la Banca d’Italia. Buona cosa, bisogna preservare le istituzioni, specie quelle su cui si fonda la fiducia dei famosi mercati che se no ci strozzano. C’è un però. E riguarda la circostanza e il significato che tutti hanno inteso dare al gesto. A Boris è parsa una interferenza poco umanitaria in una guerra giudiziaria e di potere, dove il capo dello Stato nonché presidente del Consiglio superiore della magistratura ha scelto una parte, e non proprio quella più debole.

La vicenda riguarda la Banca popolare di Spoleto. A questo nome Boris è legato per via di un amico tragicamente scomparso che vi aveva un ruolo nel Consiglio di amministrazione e difese la Bps da intromissioni a suo giudizio indebite di giganti cannibali. Si tratta di Stefano Patacconi, riminese, inventore di un turismo di tipo nuovo dalla Finlandia alla Romagna, e poi editore di Libero. Nell’ottobre nel 2001 conobbi al suo funerale il leader popolare di questa banca popolare, un omone di nome Giovannino Antonini. Una cosa sola con la banca e con il suo popolo e i suoi amici. Uno come tipo umano lontanissimo dalla crème delle crème del potere finanziario.

Accadde questo. Che la vigilanza di Banca d’Italia mise sotto osservazione questo istituto fino a commissariarlo. Trovò manchevolezze, buchi, disastri. Almeno così stabilì, e provvide a cacciare gli amministratori eletti dagli azionisti popolari (21 mila). Che succede? Antonini si ribella. Sostiene che i numeri dicono tutt’altro della sua banca, e che non merita di essere considerata ammalata di peste. Anzi sostiene che è sanissima, un fiorellino in un prato devastato. Non viene creduto. Dopo di che il commissario decide di cedere la Bps al Banco di Desio. Per quattro soldi, dicono i 21 mila azionisti, che si ritengono defraudati. Tanto più che c’era un’offerta molto più remunerativa.

Per due volte il Consiglio di Stato dà ragione ai vecchi soci defenestrati, capeggiati dall’indomito Antonini. La Cassazione della giustizia amministrativa, inappellabile, dice che il commissariamento non doveva esserci e dichiara nulli tutti gli atti deliberati dal commissario di Bankitalia.

Giornali e costituzionalisti a ruota
La cosa non finisce lì. C’è una pratica giudiziaria. Infatti Antonini e i suoi hanno denunciato il presunto abuso, e la procura ha iscritto nell’albo degli indagati il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Vale la presunzione di innocenza. Ovvio. Appena la notizia si è risaputa, ecco la parola di Mattarella, che non ci vuole molto a capire che va oltre la difesa dell’istituzione e diventa una sorta di immunità garantita ai vertici di Bankitalia. Ha giudicato «preziosa e fondamentale (l’)azione di vigilanza della Banca d’Italia». In sequenza immediata un articolo del Sole 24 Ore entra nello specifico del commissariamento della Bps e decide che era giusto alla faccia del Consiglio di Stato. Indi Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte costituzionale, il 6 novembre sul Corriere della Sera esalta, proprio citando la vicenda Bps, il ruolo di Banca d’Italia. Tutti al seguito del capo dello Stato.

Intanto c’è una pratica di giustizia amministrativa in arrivo: al Consiglio di Stato tocca stabilire le conseguenze delle sue prime due decisioni. La Bps torna a casa o resta dove volle Bankitalia? Dopo il pronunciamento di pesi massimi qualche dubbio che i poteri forti si siano seduti sopra i poteri piccoli c’è tutto. E Boris per sua natura preferisce chi ha poco potere. La domanda al capo dello Stato è: per favore dica che è fondamentale anche il diritto dei piccoli di far valere i loro diritti, e che il capo dello Stato è con Banca d’Italia ma anche con chi conta poco o niente.

Foto Ansa


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