Mattarella dovrebbe stoppare Conte

Il presidente della Repubblica ha niente da dire sul premier che vuole i “pieni poteri”? Va stoppato il suo tentativo di governare da solo

Caro direttore, ogni tanto mi chiedo se non sia eccessiva la mia preoccupazione, che ti ho già espresso in varie occasioni, per l’attacco che viene portato alla libertà. Ma poi leggo i giornali, sento le notizie e mi ricredo. La libertà, nelle sue varie forme, è effettivamente in pericolo, un po’ in tutto il mondo. In Cina i cattolici possono riaprire le chiese solo se rinunciano ad educare alla fede i minori dei 18 anni; in Venezuela un regime dittatoriale limita non solo il benessere, ma anche la libertà di pensiero; nell’intero occidente il mondo Lgbt sta facendo di tutto per rendere reato ogni espressione del pensiero diversa dalla propria ideologia; in tanti Paesi africani parti importanti del mondo islamico stanno decimando la presenza dei cattolici, mentre in Turchia il ras imperante, fatta fuori ogni opposizione, spinge verso una islamizzazione forzata, approfittando del pavido silenzio dei Paesi europei, Italia compresa. Questo triste elenco potrebbe riempire l’intero tuo giornale.

Anche in Italia non siamo messi bene. Mentre la minaccia del virus sta evidentemente calando (anche se deve continuare la nostra prudenza, a cui tanti non sono abituati per mancanza di una vera educazione), il premier Giuseppi Conte, mentre “si pavoneggia” all’inaugurazione di un’opera che il suo partito aveva sempre osteggiato, trova il modo di dire che ha intenzione di prorogare la dichiarazione dello stato di emergenza per altri sei mesi e cioè fino alla fine dell’anno 2020 (magari per prorogare ancora se in Lombardia ci sarà un qualche starnuto!). La minaccia di Conte non ha alcuna base giuridica, anche perché la nostra Costituzione (che pure è carente in materia, pur essendo “la più bella del mondo”) prevede che, in casi di urgenza, lo strumento del Governo per assumere decisioni è quello del Decreto Legge, che poi deve essere approvato dal Parlamento, ma che nel frattempo ha efficacia esecutiva (articolo 77).

Oggi, dunque, non vi è alcuna necessità di fatto e di diritto perché il Premier possa chiedere di continuare a procedere con i Dpcm, che non sono controfirmati dal Capo dello Stato e non devono essere approvati dal Parlamento. Insomma, il premier chiede di assumere quei “pieni poteri”, riferendosi ai quali altri sono stati tacciati di fascismo se non di nazismo. A fronte di questa situazione assolutamente anomala, che rischia di intaccare alcuni diritti fondamentali dei cittadini (da cui deriva il pericolo per la libertà), penso che il Presidente della Repubblica, avvalendosi delle facoltà che la Costituzione gli conferisce, dovrebbe alzare alta ed esplicita la voce, affinché venga posto fine ad un metodo che, a questo punto, contrasta in modo palese con la nostra carta costituzionale.

L’articolo 87 della Costituzione conferisce al Presidente la possibilità di “inviare messaggi alle Camere”. In questo caso potrebbe avvertire le Camere stesse affinché ricordino all’intero Governo che “in casi straordinari di necessità e d’urgenza” esso può e deve usare lo strumento del decreto Legge e che né al Premier né al Governo possono essere altrimenti attribuiti pieni poteri. L’operato del Governo deve sempre poter essere controllato dal Parlamento e, per quanto gli compete, dal Presidente della Repubblica. La via del Dpcm è addirittura incostituzionale ed il Presidente della Repubblica lo deve dire. Alcune forze politiche lo stanno dicendo, ma non basta.

Sul tema, come al solito, i “giornaloni” si barcamenano. Trovandomi in Piemonte, questa mattina (12 luglio) ho comprato e letto La Stampa, nella quale Ugo Magri, a pagina 3, minimizza il pericolo e termina “il punto” affermando che la “democrazia in Italia è sana e per fortuna non rischia il Covid”. Invece, a pagina 1 e 17 dello stesso giornale Massimo Giannini paventa il pericolo, usando anche parole dure e, per certi versi, drammatiche, scrivendo “che può drasticamente ridursi lo spazio democratico in Occidente”. Alla fine del lungo articolo, Giannini cita l’ultimo libro di Ezio Mauro che scrive: “Oggi sappiamo che la paura crea l’emergenza. Il potere ha la perenne tentazione di usarla, per deformare i suoi confini. Quando succede, è l’infezione della democrazia”. Per Conte, questa “perenne tentazione” è, oramai, una abitudine e proprio per questo dobbiamo tutti dirgli ALT. Ed a nome di tutti dovrebbe farlo il Presidente della Repubblica.

Nel secolo scorso, per affrontare delle emergenze, sono stati concessi dei poteri pieni che alla fine hanno dato vita a dittature orribili. Allora, un diverso capo dello Stato, piccolo non solo di statura, sottovalutò la paura del popolo e la conseguente emergenza. Oggi, visto che le cose si stanno ripetendo anche in mancanza di una vera emergenza, sarebbe bene, ripeto, porre un segnale ben visibile di STOP.

Peppino Zola

Foto Ansa