Cina. «Volete riaprire le chiese? Vietate l’ingresso ai minori di 18 anni»

Il Partito comunista di Jinzhou minaccia il vescovo della diocesi di Zhengding: «Vieta l’ingresso ai bambini o ti perquisiamo la casa e l’orfanotrofio»

Le chiese hanno riaperto al culto praticamente in ogni angolo della Cina, ma non nella città di Jinzhou (Liaoning) nel nord-est del paese. Le autorità comuniste locali, infatti, hanno posto al vescovo come condizione per la riapertura di vietare ai minori di 18 anni di partecipare alle funzioni.

SOTTOMETTERE LA CHIESA AL PARTITO

I nuovi regolamenti sulle attività religiose in Cina, entrati in vigore nel febbraio 2018, proibiscono ai minori di 18 anni di partecipare alla vita della Chiesa, assistere alla Messa o prendere parte a lezioni di catechismo. I regolamenti, che vietano anche raduni non autorizzati o pellegrinaggi, non vengono applicati in modo omogeneo in tutta la Cina. In alcune province, dove c’è un buon rapporto tra vescovi e autorità, i funzionari chiudono un occhio. In altre, come nell’Henan, vengono demolite chiese e rimosse croci, i corsi di catechismo sono fermati, le scuole religiose chiuse, gli studenti cristiani nelle scuole schedati, i genitori minacciati di non educarli alla fede se non vogliono vedersi licenziare dal lavoro o togliere i sussidi.

Nel febbraio 2020, inoltre, sono entrati in vigore nuovi regolamenti, ancora più stringenti, che di fatto sottomettono ogni aspetto della vita delle comunità religiose (insegnamenti, raduni, progetti annuali e quotidiani) all’approvazione del dipartimento Affari religiosi del governo. L’articolo 17, ad esempio, impone alle religioni di «diffondere i principi e le politiche del Partito comunista cinese» ed «educare il personale religioso e i cittadini religiosi a sostenere la leadership del Partito».

LE MINACCE AL VESCOVO

Il vescovo della diocesi di Zhengding, Jia Zhiguo, si è rifiutato di firmare il documento propostogli dalle autorità di Jinzhou. Secondo un cattolico della diocesi intervistato da Ucanews, Paul, «le autorità hanno chiesto a tutta la diocesi di firmare il documento. Tutte le parrocchie devono promettere che non ammetteranno minori in chiesa».

I funzionari hanno anche minacciato monsignor Jia che se non firmerà, un orfanotrofio dove vengono accolti molti bimbi disabili gestito dalla Chiesa verrà requisito, insieme all’abitazione del vescovo. Lui però ha risposto che non può cedere perché «le porte della chiesa sono aperte a tutti».

ACCORDO COL VATICANO VIOLATO

Le suore che attualmente si prendono cura dei bambini nell’orfanotrofio sono ugualmente state minacciate: o accettano la registrazione civile del Partito comunista, che prevede di approvare una Chiesa cattolica guidata dal Partito e non da papa Francesco, oppure saranno cacciate e interdette dalla vita comunitaria in convento.

I nuovi regolamenti che le autorità di Jinzhou stanno cercando di imporre alla diocesi di Zhengding sono in netto contrasto con l’accordo provvisorio tra Cina e Vaticano firmato nel settembre 2018. Per quanto il testo sia segreto, la Santa Sede ha più volte ribadito che il governo comunista ha riconosciuto il ruolo di papa Francesco come capo della Chiesa cattolica in Cina. A settembre, la Santa Sede dovrà decidere se rinnovare l’accordo provvisorio, renderlo permanente oppure abbandonare il tavolo con Pechino.

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