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Casca il mondo

Il bene di un figlio

Di Annalisa Teggi
27 Aprile 2026
La mamma che ha affidato in pieno giorno un neonato alla culla per la vita di Bergamo. I genitori che hanno ucciso i propri bambini nella notte in Louisiana e a Catanzaro
La culla per la vita della Croce rossa di Bergamo, quartiere Loreto, dove domenica 19 aprile è stato alle 9.45 è stato affidato un neonato (foto Ansa)
La culla per la vita della Croce rossa di Bergamo, quartiere Loreto, dove domenica 19 aprile è stato alle 9.45 è stato affidato un neonato (foto Ansa)

Pietro è stato lasciato nella culla della vita nel quartiere Loreto di Bergamo, in pieno giorno. L’allarme automatico è scattato intorno alle 9.45, attivando subito i soccorsi. Insieme al piccolo, nato da due giorni, la madre ha lasciato un biglietto: «Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato. Ti amo tanto». La notizia ha suscitato una commozione spontanea. Forse, per molti, si è trattato anche solo di un moto sentimentale momentaneo. Eppure, dentro quella reazione, c’è l’intuizione di una maternità ferita e complicata, e del suo sacrificio. Sacrificio non è soltanto portare avanti una gravidanza che arriva a scompaginare una vita già difficile. Sacrificio è anche il gesto d’amore di riconoscersi impotente e affidare ad altri la cura di un figlio che, comunque, non viene trattato come un incidente di percorso. In pieno giorno, una madre compie un gesto di affidamento alla comunità. È un segno concreto di come ...

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