Mantovani. Lezione di garantismo di Cattaneo ai grillini

Terminati i domiciliari, l’ex assessore lombardo potrà tornare in consiglio regionale. Protesta il M5S, ma in Italia vige ancora la “presunzione di innocenza”

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Mario Mantovani è di nuovo libero. L’ex vice presidente della Regione Lombardia (Forza Italia) era stato arrestato il 13 ottobre e poi messo ai domiciliari. I termini sono ora scaduti e l’ex assessore alla Sanità, non essendosi mai dimesso da consigliere, potrà tornare in Regione Lombardia. L’8 giugno si aprirà il processo con rito immediato.
Il Movimento Cinque Stelle ha protestato per il ritorno di Mantovani in Consiglio. «È di una gravità inaudita: è tornato libero per un cavillo legale e potrà rientrare a pieno titolo tra i consiglieri regionali. Con che coraggio si disquisisce su un “cavillo” davanti ad indagini in corso per reati come corruzione, concussione e turbativa d’asta?». Per i grillini, si sa, non esistono tutele a garanzia degli indagati. E infatti proseguono: «L’unico gesto logico e a tutela della reputazione del Consiglio Regionale sono le immediate dimissioni di Mantovani che leverebbero anche Maroni e la sua maggioranza da questo ennesimo “imbarazzo”».

ATTO DOVUTO. Al contrario, il presidente del Consiglio lombardo, Raffaele Cattaneo (Ncd), ha rilasciato un dichiarazione in cui chiarisce che «quello che faremo martedì è un atto dovuto e formale perché la norma prevede che la sospensione dalla carica di consigliere è strettamente collegata al provvedimento restrittivo della libertà personale e cessa automaticamente con la fine di tale provvedimento. Pertanto, quando gli uffici hanno ricevuto la segnalazione dai difensori di Mantovani che erano cessati i provvedimenti restrittivi e hanno chiesto il reintegro, mi è stata trasmessa una nota evidenziando che questo era un atto non discrezionale, ma necessario in applicazione della legge».

PRESUNZIONE DI INNOCENZA. Che Mantovani si presenti o meno martedì in Consiglio, ha detto Cattaneo, «lo valuterà lui anche in base a considerazioni di opportunità», ma quel che è indubbio è che «né il presidente del Consiglio regionale né altri avrebbero potuto esercitare discrezionalità in un senso o nell’altro. Dal punto di vista politico io credo che debba valere il sacrosanto principio di civiltà, che è anche inserito nella nostra costituzione, della presunzione di innocenza. Abbiamo visto già troppi episodi di figure politiche che sono state stroncate per delle accuse che si sono rivelate del tutto infondate. L’ultimo caso lo abbiamo visto recentemente con l’archiviazione sul caso della discarica di Cappella Cantone che hanno coinvolto l’ex governatore Formigoni e l’allora assessore Raimondi. Su questo tema ci vuole più prudenza: il rischio è che sull’onda dell’emotività distruggiamo figure, persone ed esperienze che possono ancora contribuire alla crescita della nostra società».

Foto Ansa


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