Malaysia, i cattolici non potranno più usare il termine Allah per indicare Dio. Esultano gli islamisti

Lo hanno deciso tre giudici islamici, nonostante Allah nella locale lingua Malay indichi il Dio dei cristiani da 400 anni

Il settimanale cattolico del Malaysia Herald non potrà più usare la parola “Allah” per indicare il Dio cristiano. Lo hanno deciso tre giudici islamici, cambiando così una sentenza del 2009 che invece permetteva il suo utilizzo nella locale lingua Malay.

LA PROVA DI 400 ANNI FA. Nello Stato islamico dove vige la sharia e i cristiani sono appena il 9 per cento della popolazione, spesso discriminati, il termine Allah viene usato per indicare il Dio cristiano da almeno 400 anni. Per dimostrare che non è esclusiva proprietà dei musulmani, infatti, ls Chiesa cattolica nel 2011 aveva ristampato un raro dizionario malese-latino e latino-malese, pubblicato per la prima volta nel 1631 a Roma, che traduce il termine Dio con Allah. Il termine dunque è sempre stato utilizzato senza creare problemi.

IL MOVENTE POLITICO. Le prime minacce al settimanale cattolico Herald per l’utilizzo di Allah erano arrivate già nel 1998. Nel 2009 l’Alta corte di Kuala Lumpur aveva emesso una sentenza chiave e definitiva che autorizzava i cristiani a usare il termine Allah. Ma in seguito alle ultime elezioni vinte di poco dal Barisan National, il partito che governa da oltre 50 anni ha fatto ricorso in appello per guadagnarsi nuovi voti da parte della popolazione musulmana.

ALLAH E JIHAD. «L’uso del termine Allah non è parte integrante della fede cristiana – hanno detto i giudici – L’uso di questa parole potrebbe causare confusione nella comunità». Secondo gli islamisti, infatti, i cattolici vogliono usare questa parole per confondere i musulmani ignoranti e convertirli. Centinaia di islamici hanno salutato la decisione della Corte cantando fuori dal tribunale “Allahu Akbar”. «Come musulmano difendere la parola Allah fa parte del jihad», dichiara al Guardian uno di loro, Jefrizal Ahmad Jaafar.

PERSECUZIONE DEI CRISTIANI. Prima del verdetto, monsignor Thomas Zeni, presidente del Consiglio delle Chiese a Sabah, aveva affermato: «Con il massimo rispetto per le autorità dello Stato, chiediamo che non si lasci che il fanatismo religioso, il razzismo e l’estremismo avvelenino la nostra nazione malaysiana». Negli ultimi anni estremisti islamici hanno infatti bruciato chiese, sequestrato bibbie e minacciato giornali. A gennaio un gruppo islamico ha organizzato come dimostrazione pubblica «un festival per bruciare le bibbie in lingua Malay», poi bloccata.