Magistrati, ma un po’ di autocritica, mai? Tre esempi

L’Anm accusa sempre i politici di “delegittimarli”. Ok, ma anche accorgersi di essere una casta lontana dalla realtà delle gente comune farebbe loro molto bene

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Come se ci fosse bisogno di qualche altra guerra, ecco che si accende quella della magistratura organizzata contro la politica disorganizzata. Il presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) Rodolfo Sabella ha attaccato governo e partiti accusandoli di occuparsi di “delegittimare” pubblici ministeri e giudici invece che di collaborare alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione.

L’Anm, per chiarire, non è un organo istituzionale, ma è un’associazione privata, funziona come un sindacato delle toghe, le quali vi aderiscono in massa, quasi il 90 per cento vi è iscritto. La risposta di Renzi è stata: possibile che dalle bocche dei magistrati non sia uscita nemmeno un’autocritica? C’è stata anche la replica dell’altro Matteo, dicasi Salvini. Il leader della Lega ha detto che semmai la magistratura si delegittima da sola. E dovrebbe curare se stessa.

Siamo d’accordo coi due Mattei. Tre esempi. Nei mesi scorsi la ripresa della attività della grande acciaieria Ilva è stata ostacolata in ogni modo dai tribunali, e governo e parlamento hanno dovuto scavalcare le barricate frapposte dai magistrati, quasi per partito preso, dove la difesa della salute della gente è apparsa un pretesto per rivendicare un potere assoluto alla propria categoria, sopra la politica, sopra la voglia di ripresa della società.

Secondo caso, assai diverso: la insensata ostinazione nel perseguire come omicida volontario – sia pure in ipotesi – il pensionato di Vaprio d’Adda che ha sparato a un ladro entrato in casa sua. La lontananza della casta delle toghe, che non rispondono a nessuno ma solo a se stesse, dalla realtà vissuta dalla gente comune è addirittura abissale. Il popolo che lavora, passeggia la sera, va al supermercato e in chiesa, è sconcertato dalla incapacità di comprendere da parte dei pubblici ministeri che cosa pensino e quali sentimenti vivano le persone comuni.

Ce n’è un terzo. Nei giorni scorsi un giudice di Roma ha consentito l’adozione della figlia della propria compagna a una donna a lei legata. Insomma: ha creato la legge e l’ha pure applicata, introducendosi abusivamente e occupando ciò che è territorio della politica. Ma che mondo è quello dei giudici, che agiscono senza limiti né regole, e poi sono difesi dal loro sindacato, che li propone come vittime della politica? E dire che abbiamo visto molti giudici che mettono, a ragione o a torto, in carcere tantissimi politici e/o li costringono a dimettersi anche se innocenti, ma in nessun caso abbiamo visto il reciproco.

Logico che la gente comune percepisca il mondo dei giudici come qualcosa di marziano. Sabella & C. svolgono un lavoro importantissimo, essenziale perché una comunità sia ordinata e viva in pace. E tanti giudici e pubblici ministeri lo fanno benissimo. Ma dovrebbero avvertire questa diffidenza profonda che attraversa, prima che la mente dei politici, l’animo della gente più semplice, che non si sente compresa da chi investiga e amministra la giustizia. E anzi si sente delegittimata dai magistrati, e così li contraccambia.

Ascoltino di più cosa si muove nella società invece che gli umori dei loro circoli togati. In America sono costretti a farlo, sia i giudici sia i procuratori, perché sono eletti dai cittadini. In Italia no. Senza arrivare a imitare l’America in questo, Anm e compagnia giudicante scendano giù dal loro cielo astratto qui sulla dura terra. E non per fare il bello e il cattivo tempo. Ma per amministrare la giustizia. Non per delegittimare chiunque non li applauda quando si credono e si comportano come i signori della vita e della morte. Non saranno loro a salvare la patria pretendendo di vestire tutti i panni, compresi quelli dell’autorità morale e legislativa.

Foto Ansa

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