Ma che “conquista” è il divorzio ultra-rapido che spopola fra i nonnetti?

Grazie alle nuove norme, nel 2015 e 2016 le rotture supereranno i matrimoni. Fa riflettere anche che il 20 per cento dei divorzi brevi interessi coppie over 65

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Pubblichiamo la rubrica di Alfredo Mantovano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Quando la legge provoca tristezza. Certo, fra la norma e l’emozione il legame non è diretto; quando però la norma condiziona comportamenti “tristi” al punto da orientarli e incrementarli, alla fine il prodotto non è lo sconforto di un attimo, ma una caduta strutturale.

Un passo indietro. In un anno, su impulso del governo Renzi, il Parlamento rende il divorzio facile e breve: col consenso dei coniugi, oggi è più semplice rescindere il patto col partner che un contratto di telefonia. Una legge approvata a ottobre 2014, sempre col consenso dei coniugi e pur in presenza di figli minori, fa fare a meno del presidente del tribunale o di un giudice suo delegato per pronunciare il divorzio: è sufficiente un verbale redatto alla presenza di due avvocati, ovvero una doppia comparizione davanti a un impiegato comunale.

A marzo 2015 l’opera si completa: fra separazione e divorzio non è più necessario lasciar trascorrere tre anni, basta un anno (sei mesi se la separazione è consensuale). La gestione della crisi matrimoniale è così privatizzata – quindi contiene elementi di minore responsabilizzazione – e velocizzata: non fai in tempo a capire, e nessuno ti fa capire, se è veramente impossibile andare avanti nella vita familiare, e il divorzio è già deciso.

Qualche giorno fa il Corriere della Sera dedica una pagina alle prime ricadute di questa “conquista di civiltà”: le nuove disposizioni hanno causato già 50 mila divorzi, cui dovrebbero sommarsene altri 50 mila entro l’anno; ma la cifra potrebbe crescere, poiché le norme sono retroattive e riguardano circa 250 mila coppie. Il che vuol dire che nel 2015 e nel 2016 i divorzi supererebbero in numero i matrimoni. Ma vi è un dato sul quale val la pena soffermarsi: il 20 per cento dei divorzi cosiddetti brevi interessa coppie over 65.

Una seconda (patetica) giovinezza
Il Corriere presenta questa tendenza, facilitata dalle nuove leggi, come una opportunità di vita: racconta della signora Patrizia, 66 anni, due figli e un matrimonio che – dice lei – «è andato avanti con alti e bassi» (ma guarda un po’), concluso felicemente col divorzio breve e con la prospettiva di un nuovo amore. Commento: «Negli ultimi cinquant’anni le persone che hanno la buona sorte vedono la qualità della vita che si allunga: bei signori e bellissime signore che pensano di aver il diritto a una unione più fortunata della prima».

Ci volevano convincere che il divorzio è la sola strada per risolvere situazioni di convivenza impossibile, alternativa a quella – più impegnativa e piena di sacrificio – del superamento dei contrasti, magari con strumenti seri di mediazione. Hanno aggiunto che pure il bene dei bambini raccomanda di abbreviare i tempi (!). Poi scopriamo che il divorzio 2.0 interessa in prevalenza un uomo e una donna che, dopo aver condiviso tutto per trent’anni, superati i 60 scoprono di avere a noia l’altro.

E secondo il Corriere dovremmo esserne lieti, e cogliere la tendenza con la stessa soddisfazione con la quale si vede crescere la frequentazione delle palestre da parte degli over 60: una seconda giovinezza, senza andare troppo per il sottile se favorita da liposuzione e tintura dei capelli.

«Il Senato approva. Applausi dei gruppi Pd, Fi, Ap (Ncd-Udc), Misto-Sel, Misto». Così lo stenografico dopo il voto finale sul cosiddetto “divorzio breve”: 228 voti a favore, 11 contrari e 11 astenuti. Che c’è da applaudire?, veniva da chiedersi il 18 marzo 2015, quando è avvenuta la votazione… Che c’è da gioire oggi all’esame dei primi effetti di quella scelta?

I nostri nonni erano modelli anche perché il loro essere uniti fino alla morte dopo una vita più complicata di quella attuale dava speranza a chi progettava la propria; i loro coetanei di cinquant’anni dopo preferiscono invece costruire una nuova esistenza, favoriti da norme bastarde e futili, approvate da un Parlamento che non si rende conto delle tragedie che provoca. Si sposano meno persone, nascono meno bambini, e gli anziani invece di regalare nobile esempio preferiscono lasciare un meno esemplare remake: patetico come tutte le seconde volte. Se vi piace applaudite anche voi.

Foto coppia anziani da Shutterstock

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