Lombardia, Del Gobbo: «Rafforziamo la Dote Scuola per rimettere la famiglia al centro»

L’Ordine del giorno presentato da Luca Del Gobbo e sottoscritto da tutta la maggioranza impegna la giunta a potenziare la Dote Scuola

In Regione Lombardia si gioca una partita decisiva per il prosieguo del modello educativo locale, un’eccellenza universalmente riconosciuta che funziona da anni e fa risparmiare la collettività. Ma che ha bisogno in ottica sussidiaria dell’apporto anche economico dello Stato perché possa continuare ad esistere, servendo milioni di famiglie e di giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Proprio per questo motivo il consigliere regionale del Pdl Luca Del Gobbo ha presentato un Ordine del giorno che impegna la Giunta a sostenere e potenziare la Dote Scuola e che è stato sottoscritto da tutta la maggioranza.

Del Gobbo, perché è importante la Dote Scuola?
È importante perché si tratta di uno strumento che nei fatti mette al centro la persona tutelando il principio della libertà di scelta educativa per le famiglie. In questo senso la Giunta e il presidente Roberto Maroni, sottoscrivendo l’Ordine del giorno, hanno dimostrato di voler proseguire sul percorso avviato negli anni passati dall’ex presidente Roberto Formigoni.

Come funziona la Dote Scuola e come si è evoluta rispetto alla prima versione del Buono Scuola?
Il sistema Dote Scuola, il cui impegno di spesa per il periodo 2013-2014 ammonta a circa 80 milioni di euro, comprende due componenti: la prima di sostegno al reddito è un contributo per la libertà di scelta educativa delle famiglie in base al reddito Isee; la seconda è il Buono Scuola per i costi di iscrizione e frequenza. Quest’ultima prevede tre aiuti ulteriori: integrazione al reddito per le famiglie meno abbienti, per i disabili e contributi per i più meritevoli.

In un momento di crisi è giusto continuare su questa strada oppure è meglio razionalizzare le risorse?
In un momento come l’attuale è ancora più importante insistere su questa strada. Anzitutto per una ragione ideale: la battaglia per la libertà di educazione non può essere fermata e la politica deve tornare a mettere al centro delle sue iniziative la famiglia. Poi c’è anche una ragione economica: il beneficio arrecato da simili misure, infatti, è sotto gli occhi di tutti. Basti ricordare un dato: mentre uno studente delle scuole paritarie costa allo Stato 800 euro, uno delle scuole statali costa 6.300 euro l’anno. Di più, quanto finora fatto dallo Stato non basta, occorre intensificare gli sforzi.

Per esempio?
Prendiamo la formazione professionale, che è una delle eccellenze universalmente riconosciute di Regione Lombardia. Gli enti formativi accreditati svolgono un duplice compito: accompagnare chi entra, per le più differenti ragioni, già da giovanissimo nel mondo del lavoro e recuperare attraverso la formazione chi invece è stato espulso dal ciclo produttivo e pertanto necessita di essere riqualificato. È indispensabile che il governo centrale non faccia tagli. E il presidente Maroni e l’assessore competente Valentina Aprea, con tutto il Consiglio regionale al loro fianco, sono impegnati perché il sostegno continui.

C’è dell’altro?
Sì. Mentre i percorsi di alternanza scuola-lavoro sono sostenuti dallo Stato centrale, quelli biennali per l’adempimento dell’obbligo scolastico non lo sono ancora. Noi chiediamo che lo Stato inizi a farlo, dando un riconoscimento anche in termini economici a un percorso che da un punto di vista didattico è pienamente riconosciuto.

Cos’altro vuole fare regione Lombardia per le famiglie?
In questi giorni, anche sui giornali, si discute molto della riforma dell’Aler (l’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale, ndr). Bene, vorrei ricordare che non si tratta soltanto di come organizzare il suo Cda interno. C’è di più: c’è un’emergenza abitativa reale che coinvolge anche molte famiglie del ceto medio che ora, magari a causa della perdita del lavoro, si trovano a non poter più pagare il mutuo sulla casa.

Come pensate di affrontarla?
Vorremmo ampliare la possibilità di accedere all’edilizia popolare anche a queste famiglie. Stiamo pensando a un piano come quello predisposto nel dopoguerra da Fanfani che consenta loro di acquistare l’abitazione a un prezzo vantaggioso dopo aver pagato affitti calmierati ricorrendo alle nuove frontiere dell’housing sociale.