Un avvenimento per rompere la logica sterile e mortifera del “buon diritto”

Nei primi sette mesi del 2015 in Italia si è registrata una mortalità eccezionale rispetto agli stessi mesi del 2014.

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neonati-hArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Caro Cesare Pavese. Certo non pensavi a noi. Però è di noi che, su Avvenire dell’11 dicembre, parla il demografo Giancarlo Blangiardo. Nei primi sette mesi del 2015 in Italia si è registrata una mortalità eccezionale rispetto agli stessi mesi del 2014. «La cosa non è affatto marginale – scrive Blangiardo – se si pensa che ciò corrisponde ad un aumento che porterebbe a 664 mila morti nel 2015 contro i 598 mila dello scorso anno». Si tratta di un incremento «in gran parte concentrato sulla componente femminile (+40 mila)». Il dato «è impressionante». «Per trovare un’analoga impennata della mortalità si deve tornare al 1943 e risalire agli anni tra il 1915 e il 1918». Sono gli anni delle due grandi guerre. Domanda: «Ma in un’epoca come quella attuale, in condizioni di pace e con uno stato di benessere che, nonostante tutto, è da ritenersi ancora ampio e generalizzato, come si giustifica un rialzo della mortalità di queste dimensioni?».

Il sospetto corre ai tagli della spesa sanitaria. È un’ipotesi. L’unica certezza è che l’Italia continua a sprofondare in una spaventosa crisi demografica. Di paesi più vecchi c’è solo il Giappone… Eppure c’è anche questa stranezza: la Germania invecchia più di noi e di tutti gli altri paesi, nonostante indici di crescita e di benessere superiori alla media. Dunque: pochi figli, poca speranza. Perché? Può essere che la curva mortifera c’entri con lo speech di Solzenicyn dell’anno 1978, quando a Harvard il dissidente dell’est preconizzò la crisi dell’Occidente? «La società occidentale ha scelto la forma dell’esistenza che le era più comoda e che definirei giuridica… Ogni conflitto riceve una soluzione giuridica, e questa viene considerata la più elevata. Se un uomo si trova giuridicamente nel proprio diritto, non si può chiedergli niente di più. Provatevi a dirgli, dopo la suprema sanzione giuridica, che non ha completamente ragione, provatevi a consigliargli di limitare da se stesso le sue esigenze e a rinunciare a quello che gli spetta di diritto, provatevi a chiedergli di affrontare un sacrificio o di correre un rischio gratuito… vi guarderà come si guarda un idiota».

È così, siamo nella civiltà dove è più facile incrociare uno sguardo da idiota che un uomo che si elevi rispetto allo scudo del suo buon diritto. Il “buon diritto” che può traquillamente prescindere dal bene e decretare la chiusura di un’azienda in cui 15 mila operai cavano il pane per le loro famiglie (perché? «Perché l’Ilva ha inquinato»). Che gusto c’è a giocare in un mondo così, dove l’uomo è ridotto a fattore-malfattore giuridico? Si può dirlo con un filosofo chierico, il gesuita Teilhard de Chardin: «Il vero pericolo della nostra epoca è la perdita del gusto di vivere». O con la filosofa laica, l’ebrea Hannah Arendt: «È perfettamente concepibile che l’età moderna termini nella più mortale e nella più sterile passività che la storia abbia mai conosciuto». Buon Natale? Sì, buona irruzione della logica antigiuridica e antimortifera di Dio nel mondo.

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