L’Illinois legalizza la pratica «disumana» dell’aborto a nascita parziale

«Le donne hanno il fondamentale diritto di scegliere, feto ed embrione non hanno diritti». Così il governatore democratico Pritzker apre la porta a nuovi drammatici “casi Gosnell”

«La pratica di eseguire un aborto a nascita parziale è una procedura disumana che non è mai necessaria dal punto di vista medico e dovrebbe essere proibita»: così buona parte della comunità medica americana in una dichiarazione inviata nel 2002 al Congresso. Che ha proibito la “nascita parziale” (che consiste nell’estrazione del feto per i piedi finché solo la testa rimane all’interno e infine la perforazione del cranio) nel 2003, con una legge che la Corte Suprema americana ha definito costituzionale nel 2007 e tutt’ora in vigore. Poi è arrivato l’Illinois.

«UN FETO NON HA DIRITTI»

Il 12 giugno il governatore democratico Jay Robert Pritzker ha firmato tra gli applausi il Reproductive Health Act (Rha) proclamando «con orgoglio che in questo stato ci fidiamo delle donne. In Illinois garantiamo fondamentale il diritto di una donna di scegliere». Il Rha abrogherà la legge sull’aborto del 1975, che prevedeva sanzioni per i medici che avessero interrotto gravidanze senza che fosse necessario, così come il Partial-birth Abortion Ban Act. E stabilisce che «secondo la legge di questo stato, un ovulo fecondato, un embrione o un feto non hanno diritti individuali».

CAMPAGNA ELETTORALE SULL’ABORTO

Arringando il pubblico del Chicago Cultural Center accanto alla moglie, gloriandosi di guidare lo stato più abortista degli Stati Uniti, Pritzker ha spiegato che d’ora in poi in Illinois i diritti delle donne non dipenderanno più «dal destino della Roe V. Wade o dai capricci di una Corte Suprema sempre più conservatrice a Washington». «L’Illinois – ha aggiunto – sa da che parte stare e saremo qui per le donne che avranno bisogno di rifugiarsi da altri stati»: «L’Illinois è un faro di speranza».

Il riferimento è a stati come la Georgia, dove il governatore Brian Kemp ha firmato il 7 maggio una legge che vieta di interrompere la gravidanza dal momento in cui è percepibile il battito cardiaco fetale (intorno alle sei settimane), o l’Alabama, dove una riforma avallata dalla maggioranza repubblicana rende l’aborto un reato sanzionabile con pene fino a 99 anni di carcere per i medici che eseguono l’intervento. In America l’aborto è insomma diventato il major theme della campagna elettorale per le presidenziali del 2020.

GLI ERODE DEMOCRATICI

«Questo sarà ricordato come uno dei voti più scioccanti nella storia del Congresso», aveva commentato il presidente Donald Trump il 25 febbraio scorso quando al senato degli Stati Uniti i democratici avevano bloccato il Born-Alive Abortion Survivors Protection Act, un disegno di legge nato per garantire assistenza medica ai neonati venuti al mondo dopo la procedura abortiva – bambini già nati, sopravvissuti a un’interruzione di gravidanza, nulla a che vedere con i diritti delle donne e la salute riproduttiva. Quel giorno i democratici si sono riparati dietro il paravento della casistica: i nati vivi da aborto (bambini di carne, ossa, sangue che respirano) sono così rari da ritenere trascurabile una legislazione che li protegga.

Un assunto falso e che ha riportato l’America al caso drammatico del serial killer Kermit Gosnell, il ginecologo che dirigeva la Women’s Medical Society a Philadelphia praticando a centinaia di bambini l’aborto a nascita parziale. Gosnell è stato condannato all’ergastolo il 13 maggio 2013 per l’omicidio colposo di una donna e per tre omicidi di bambini nati vivi nella sua struttura.

IL BUSINESS DELL’ABORTO A NASCITA PARZIALE

Di Gosnell e della metodologia orrenda dell’aborto a nascita parziale si è tornati a parlare in seguito alle recenti indagini del Congresso sull’industria del traffico dei tessuti fetali. Avviate da video girati sotto copertura nelle cliniche di Planned Parenthood, in cui i medici ammettevano di non trattare i feti con la digossina (un veleno iniettato nel feto che serve a ucciderlo prima di estrarlo dall’utero materno, perché il tessuto non contaminato è molto più utile per i ricercatori e quindi vale più denaro), si sono accesi i riflettori sulle aziende del biotech disposte a pagare fior di quattrini le cliniche per alterare le procedure abortive fino alla nascita dei bambini, così da consegnare alla ricerca un cadavere intatto e con tutti i suoi preziosissimi organi sviluppati inalterati.

ILLIMITATA “SALUTE RIPRODUTTIVA”

Tutto questo si è tramutato in Illinois in “salute riproduttiva”, “speranza”, “libertà”: l’aborto sarà consentito in tutti i casi fino a 24 settimane e oltre se avallato da un medico e dovrà rientrare in quanto “salute riproduttiva” nei piani di assistenza sanitaria. In Nevada è stata invece approvata una legge che abroga restrizioni e sanzioni penali relative all’aborto per rendere più facile e accessibile la procedura a tutte le donne. Il Maine ha promulgato una misura che consente anche a infermiere e personale non medico di eseguire interruzioni di gravidanza. In tutto, ci sono 25 legislature statali che hanno introdotto misure per ampliare l’accesso all’aborto.

«INDIVIDUI INCINTI»

La legge cancellata dal Reproductive Health Act in Illinois vietava l’aborto a nascita parziale e riteneva colpevole di omicidio chiunque lo eseguisse tranne nel caso in cui fosse necessario per salvare la vita della madre e a condizione che nessun’altra procedura medica fosse sufficiente a tale scopo. Oggi nel Rha si legge solo che «il divieto di aborto a nascita parziale è abrogato». E sappiamo bene, dopo la legge voluta e magnificata dal governatore Cuomo nello stato di New York, che autorizza l’aborto fino al nono mese se la salute della madre (fisica e mentale) rischia di venire compromessa, che differenza passi tra il salvare la vita o la salute della donna.

Il Partial-Birth Abortion Ban non è l’unica cosa a essere stata cancellata dal disegno di legge del governatore Pritzker, paladino della salute riproduttiva delle donne: nel nuovo testo la parola donna è stata sostituita dalla parola individuo. No più “pregnant woman” ma un più progressivamente aggiornato “pregnant individual”.

Foto Ansa