Libretti Unar. Ricostruzione di un pasticcio (e di una strategia)

Gli opuscoli che vogliono “educare alla diversità” sono stati bloccati. Ma il tentativo di infilare le teorie gender nella scuola non è nuovo

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«L’educazione alla diversità è e resta cruciale ma quel materiale didattico è stato realizzato senza che io ne fossi informata e senza alcun accordo con il Miur», ha detto sabato il viceministro del Welfare, Maria Cecilia Guerra. I tre volumi, che promuovono alcune teorie sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale, fanno parte del kit “Educare alla diversità”, realizzato dall’Istituto Beck, e sono stati prodotti in base a un contratto con l’Unar che risale al dicembre 2012, «ben prima che io esercitassi la delega alle Pari opportunità» ha spiegato Guerra. Il viceministro ha destinato al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi, una nota di demerito. De Giorgi, additato come unico responsabile dell’iniziativa, si è rifiutato finora di commentare le polemiche che hanno portato anche a un’interpellanza alla Presidenza del Consiglio da parte di Ncd.

L’UNAR HA AGITO DA SOLO. L’Unar è un ufficio alle dirette dipendenze dei ministeri delle Pari Opportunità e dell’Integrazione, ed è formato da una ventina di dipendenti con contratto a termine. L’ufficio, che ha una dotazione di 2 milioni di euro all’anno, si occupa di campagne anti-discriminatorie e ha un contact center per segnalare casi di discriminazione, gestito dal Formez, un’altra agenzia governativa. Non sembra avere fra i suoi compiti la promozione nelle scuole di tematiche sociali con risvolti pedagogici senza informare il ministero dell’Istruzione. A sottolineare questo aspetto della vicenda è stato anche Gabriele Toccafondi, sottosegretario al ministero dell’Istruzione, che venerdì a ribadito che l’Unar non dipende dal Miur, «eppure si sta cimentando in pubblicazioni, convegni, giornate di formazione che riguardano insegnanti e studenti». «Il Ministero dell’Istruzione non sa niente di quanto viene deciso da questo ufficio, che invece produce materiale per le scuole, gli studenti e gli insegnanti, con un’impronta culturale a senso unico, tra l’altro».

beck-unarNESSUN ASSENSO. A confermare le parole di Toccafondi è una fonte anonima del ministero dell’Istruzione. «Il ministero – spiega a tempi.it – non è mai stato informato di questa attività dell’Unar mirata alla diffusione di tematiche Lgbt nelle scuole». «Dopo la pubblicazione delle prime notizie, abbiamo mandato molte richieste di spiegazione ai responsabili dell’Unar, ma non ci è stata data risposta», si schermisce. «La questione è grave – prosegue – niente può entrare nelle scuole senza l’assenso informato del ministero dell’Istruzione». «Gli opuscoli non sono stati presentati in tutte le scuole ma solo in alcune che hanno aderito alla rete di iniziative promosse dalle associazioni Lgbt», chiarisce la fonte di tempi.it. Non è ancora chiaro se le linee guida dell’Unar sono state portate in alcune scuole italiane in maniera illecita, «ma c’è una vertenza in corso», assicura la fonte interna del ministero dell’Istruzione.

POCA TRASPARENZA. Il progetto contro le discriminazioni Lgbt è partito nel 2012. In un’audizione al Senato il 23 maggio (resoconto stenografico visibile qui) l’allora direttore Massimiliano Monnanni non fece cenno ai progetti in corso, benché avesse avuto modo di accennare all’ampliamento del mandato per la lotta contro le discriminazioni Lgbt. Nel febbraio del 2012, in seguito a circolare interna (dunque non passata al vaglio né del Parlamento né del Consiglio dei ministri), l’allora ministro del Welfare, Elsa Fornero allargava il mandato dell’Unar, aderendo a un progetto del Consiglio d’Europa (organismo internazionale per la difesa dei diritti umani) denominato “Combattere le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere”. Monnanni ha spiegato oggi sull’Avvenire che il programma “Educare alla diversità a scuola” «era un’iniziativa da valutare con maggiore attenzione ed equilibrio», e ha denunciato una «mancanza di controllo da parte dell’amministrazione».

IL PRECEDENTE. Le linee guida sui temi Lgbt (visibili qui) e i metodi per portarli nelle scuole erano però già stati promossi dall’Unar nel 2011. A dimostrarlo “DiSorientamenti”, una ricerca del 2011 condotta per conto dell’Unar e finanziata con i fondi europei destinati a Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, dall’Associazione Avvocatura per i diritti Lgbt-Rete Lenford. La pubblicazione è a cura del ricercatore di economia («teorie non mainstream», come lui stesso le definisce), Carlo d’Ippoliti, e dall’avvocato specializzato in temi eugenetici e di gender, Alexander Shuster. Il comitato scientifico, interamente composto da esponenti del mondo Lgbt e teorici delle scienze sociali della corrente, avanzava già nel 2011 la necessità di «azioni antibullismo» contro discriminazioni «per orientamento sessuale e su identità di genere». Secondo l’opuscolo, le «azioni antibullismo» si dovevano concretizzare con l’insegnamento di teorie sociali che ipotizzano la non esistenza di due soli generi (maschile e femminile) stigmatizzando la differenziazione binaria e artificiale dei due generi poiché genererebbe sessismo e stereotipi. La pubblicazione promuoveva la formazione nelle scuole, rivolgendosi inizialmente al corpo docenti, a livello «individuale, di gruppo di classe, e d’istituto».

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