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La preghiera del mattino

L’eutanasia non incanta più

Di Caterina Giojelli
03 Aprile 2026
Mentre i numeri esplodono in Olanda, la resistenza civile e parlamentare in Scozia, Inghilterra e Slovenia incrina il dogma della morte assistita come destino. Rassegna ragionata dal web
Persone con cartelli manifestano davanti al Parlamento del Regno Unito a Londra, il 16 maggio 2025, durante una campagna del gruppo di pressione Christian Concern contro una modifica alla legge sul suicidio assistito
Manifestazione a Londra contro il disegno di legge sul suicidio assistito (foto Ansa)

Sul portale olandese Nl Times si legge:

«L’anno scorso, 10.341 persone nei Paesi Bassi sono morte tramite eutanasia, con un aumento del 3,8 per cento rispetto al 2024. […] Il numero di decessi per eutanasia rispetto al tasso di mortalità totale è passato dal 5,8 per cento del 2024 al 6 per cento. Quasi tre quarti delle persone che hanno richiesto l’eutanasia, ovvero il 74,7 per cento, avevano più di 70 anni. L’anno scorso, un adolescente di età compresa tra i 12 e i 18 anni è morto per eutanasia. […] In 499 casi, l’eutanasia è stata somministrata a un paziente affetto da una forma di demenza. L’Rte ha gestito 11 casi riguardanti individui che non erano più mentalmente capaci di richiedere l’eutanasia autonomamente».

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Vatican News pubblica la nota della sottocommissione episcopale spagnola per la Famiglia e la Difesa della vita, sul caso della 25enne Noelia Castillo Ramos:

«Vogliamo sottolineare che l’eutanasia e il suicidio assistito non sono un atto medico, ma la rottura deliberata del legame di cura, e costituiscono una sconfitta sociale quando si presentano come risposta alla sofferenza umana. In questo caso, non siamo di fronte a una malattia terminale, ma a ferite profonde che richiedono attenzione, cura e speranza».

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Sulla Reuters Sarah Young and Elizabeth Piper scrivono:

«L’ottantenne Suzie Jee era entusiasta quando, nove mesi fa, la camera bassa del parlamento britannico ha votato a favore della legalizzazione del suicidio assistito. Affetta da un tumore osseo incurabile, credeva che a un certo punto sarebbe stata in grado di prendere la decisione di “andarsene dolcemente”. […] In Gran Bretagna, tuttavia, i membri della camera alta del parlamento hanno dichiarato venerdì che la proposta sul suicidio assistito fallirà in questo tentativo. “Il disegno di legge non tutela a sufficienza contro la coercizione né protegge le persone più vulnerabili della nostra società”, hanno affermato oltre 50 membri della House of Lords in una lettera ai legislatori della House of Commons [la camera bassa del parlamento] visionata da Reuters».

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The European Conservative scrive:

«La Corte suprema della Slovenia ha respinto una causa volta a annullare i risultati di un referendum in cui la cittadinanza ha votato contro la legalizzazione del suicidio assistito. Sebbene la corte abbia riconosciuto molteplici irregolarità nella campagna elettorale e condotte illecite, ha concluso che i ricorrenti non hanno dimostrato che tali questioni abbiano avuto un impatto significativo sul voto o sul suo esito. La legislazione sul suicidio assistito era stata approvata dal governo di sinistra sloveno il 18 luglio ma, dopo che il Consiglio di Stato ha posto il veto sul disegno di legge, l’Assemblea nazionale ha annullato il veto il 24 luglio. Gli attivisti conservatori si sono mobilitati rapidamente per opporsi alla legge, presentando le prime 15.000 delle 40.000 firme verificate richieste il giorno successivo. Il responsabile della campagna e leader del partito Voce per i Bambini e la Famiglia, Aleš Primc, ha dichiarato a europeanconservative.com: “Sono convinto che sia avvenuto un miracolo. Negli ultimi anni, i media hanno spesso pubblicato storie emotive manipolatorie a favore del suicidio assistito e i sondaggi nell’ultima settimana suggerivano che meno del 30 per cento dell’opinione pubblica fosse contraria. Abbiamo vinto il referendum con il 53,46 per cento”».

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Sul Post si legge:

«Il parlamento scozzese ha bocciato una proposta di legge per legalizzare e regolamentare la morte assistita, o suicidio assistito, la pratica con cui a determinate condizioni un paziente si può autosomministrare un farmaco letale: la proposta era stata presentata dai Liberaldemocratici ed è stata respinta, dopo un intenso dibattito di quattro ore, con 69 voti contrari, 57 favorevoli e un’astensione. Se fosse stata approvata, la Scozia sarebbe diventata la prima nazione del Regno Unito a regolamentare questa pratica».

Dovremmo esserci abituati: in Olanda e Spagna (per non dire di Belgio e Canada), l’eutanasia è diventata una pratica d’ufficio che divora anche chi non sa più chiederla, un pietoso assecondare la disperazione suicida dei più fragili. La pressione perché si legiferi e si estenda il “servizio” è ogni giorno più asfissiante. Eppure qualcosa si sta inceppando. In Scozia, in Slovenia, tra i parrucconi della House of Lords, c’è chi ancora alza il braccio e dice “no”, ricordandoci che l’eutanasia non è una tappa obbligata della modernità, ma un’oscena scorciatoia di fronte all’enigma del dolore. È la rottura sacrilega del patto di compassione, una resa spacciata per libertà che ci consegna al nulla invece che alla carità del prossimo: un miracolo politico, ogni tanto, ci salva ancora dall’abisso della dolce, orrenda morte programmata. Ci serva di lezione.

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