L’Europa boccia Berlinguer

Una pagina a colori
per festeggiare la prima vittoria “in trasferta”
della parità scolastica.
La competente
Commissione Parlamentare
di Strasburgo annuncia
di aver discusso e accolto
le petizioni di Agesc
e Forza Italia.

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A meno di un mese dalla grande manifestazione in Piazza S. Pietro, dove 200.000 persone hanno chiesto al Governo italiano il pieno riconoscimento della libertà di educazione, la competente Commissione del Parlamento europeo ha discusso e accolto le petizioni presentate dall’AGESC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) e da Forza Italia. Sul tema della parità scolastica l’Italia resta un “sorvegliato speciale” a livello europeo. Il 24 novembre, infatti, nella Commissione Petizioni dell’Europarlamento si è consumato il secondo atto del cosiddetto “caso Italia”, con la decisione di investire della questione la Commissione Cultura della stessa assemblea di Bruxelles. Una decisione presa con un ampio voto della Commissione (12 favorevoli, 2 contrari e 2 atenuti) al termine di un dibattito a tratti acceso, ma anche di alto profilo.

E’ un altro segnale, se mai ce ne fosse bisogno, della necessità di sanare la “grave anomalia” del nostro sistema formativo, che ci vede ultimi in Europa nell’attuazione di una vera parità scolastica, come ha confermato in una recente intervista a “La Stampa” la stessa Presidente del Parlamento europeo, Nicole Fontaine.

Appare sempre più incomprensibile l’atteggiamento del nostro Governo, che su tutte le materie si fa forte del paragone con il resto d’Europa, e tace colpevolmente quando si tratta di scuola e effettiva libertà di educazione.

Paesi molto più “laici” dell’Italia hanno da sempre riconosciuto alle famiglie il diritto alla libera scelta del percorso formativo per i propri figli, e basterebbe questa constatazione a sgombrare definitivamente il campo dall’equivoco che la battaglia per la parità sia una battaglia in difesa della scuola cattolica. Lo ha detto il Papa un mese fa, ce lo ripete oggi l’Europa: il problema è la libertà per tutti, dentro e fuori la scuola di Stato, di esercitare un diritto fondamentale della persona, della famiglia, della società.

Quanto accaduto il 24 novembre a Bruxelles rappresenta finalmente una risposta positiva a quel milione e mezzo di cittadini italiani che firmarono un anno fa la richiesta al Governo italiano di una legge di effettiva parità. Senza ricevere alcuna risposta, perché l’attuale legge in discussione alla Camera, come è noto, non intacca in modo significativo il monopolio statale dell’istruzione.

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