Lettera di un enocalciatore pentito: mi sono mangiato la partita

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Caro padre – o caro direttore, perché in fondo i direttori sono come dei pretoni che tentano sempre di farti confessare ma non ti danno mai l’assoluzione – sono un calciatore pentito. Ho venduto una partita importantissima per lo scudetto (o era per la retrocessione?) in cambio di un pranzo (menù degustazione, vini esclusi) dal “Pescatore” di Canneto sull’Oglio e della promessa che non lo avrebbero rivelato a mia moglie che mi tiene a stecchetto e vuole che dimagrisca. Non posso rivelare il mio ruolo perché si capirebbe subito chi sono. Essendo andato a mangiare prima della partita, quel giorno si accorsero tutti che ero in piena digestione post-prandiale. A un certo punto mi sono anche addormentato appoggiato a un palo, durante un corner. Caro padre, non so cosa fare, le scrivo per denunciare questo malcostume dominante (una bella frase, no?) e spero che pubblichi questa mia lettera per favorire il dibattito anche se non so bene su che cosa. Secondo me l’unico dibattito serio è sui tortelli di zucca alla mantovana, ma vedo che in giro ci sono un sacco di denunce e di discorsi. L’unica cosa buona è che il giudice di Alba ha strappato l’inchiesta sul calcio corrotto al solito Guariniello di Torino. Quasi quasi mi auto-denuncio, così unisco l’utile al dilettevole: quando mi convoca vado a mangiare il risotto col tartufo. Siamo in stagione.

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