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Legge n°6220: sarai giovane come D’Alema

novembre 18, 1999 Esposito Francesco

Mentre esplode il caso droga, il governo si prepara a discutere un progetto (targato D’Alema, Bindi, Berlinguer&C.) per statalizzare i ragazzi dai 15 ai 29 anni facendone “cittadini attivi e solidali”. Ecco come sostituirsi alla famiglia e gestire la gioventù attraverso Piani triennali

Jannick è stato stroncato dall’ecstasy a 19 anni e l’Italia ha scoperto la pastiglia sintetica da 20mila lire che da anni ormai spopola nelle discoteche e copre un giro d’affari di oltre 5mila miliardi. Si è gridato all’allarme, i giornali hanno diffuso i nomi e le caratteristiche delle 500 qualità di acido assunte dai giovani dai 15 a 29 anni, poi – come è d’uso in questi casi – ci sono stati forum di discussione sul disagio giovanile, con l’intervento di superesperti e tossicologi. Ma il governo non si è fatto cogliere impreparato: ha immediatamente disposto operazioni di polizia, controlli e sequestri di quintali di pastiglie in tutta la penisola. E questo è solo l’inizio di un disegno molto più ambizioso “in favore delle giovani donne e dei giovani uomini”. Proprio in questi giorni di emergenza è infatti in discussione alla Camera il progetto di legge n.6220: “disposizioni per sostenere la partecipazione, la rappresentanza e le attività dei giovani nella società”, presentato, tra gli altri, oltre che dallo stesso presidente del Consiglio D’Alema, dai ministri Berlinguer, Bindi, Balbo, Turco e Melandri. “L’analisi della condizione giovanile in Italia mostra come la situazione di nuove forme di esclusione sociale sia anche il derivato di carenze di strumenti e luoghi di espressione… che comportano spesso risposte individuali e di gruppo anche autolesionistiche… passione per il rischio, giochi violenti e nuove forme di trasgressione vanno diffondendosi tra i giovani maschi e in quote significative di ragazze”. Il governo, insomma, preoccupato per le giovani generazioni, va loro incontro con l’intento di “favorirne il protagonismo e la creatività”, e sostenere “i pieni diritti dei giovani e la crescita dell’associazionismo giovanile”. Tutti i giovani dai 15 ai 29 anni devono poter diventare “cittadini attivi e solidali”. Per legge, naturalmente. Il progetto governativo prevede infatti un “Piano nazionale per i giovani” (triennale) che detta le linee di intervento dello stato su tutti i principali aspetti della vita giovanile, dal tempo libero, alla lotta al razzismo, dal volontariato fino all’autonomia economica. Il piano verrebbe elaborato da un comitato composto di esperti ministeriali e da rappresentanti delle associazioni di volontariato, dei sindacati, dell’Istat, del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) e del “Consiglio nazionale dei Giovani”. Quest’ultimo sarebbe un organo consultivo di rappresentanza con ramificazioni su tutto il territorio nazionale fino ai singoli comuni. Perché proprio tutti siano rappresentati, ne farebbero parte i delegati delle principali associazioni studentesche, di volontariato, dei partiti, delle minoranze etniche e religiose e di ogni associazione avente i requisiti adeguati (quali siano, non è specificato). Infine è previsto un “Centro nazionale per lo sviluppo delle politiche giovanili”, per coordinare, accompagnare, controllare, monitorare e valutare l’attività delle aggregazioni giovanili e promuovere progetti e iniziative. Il Ministro della Solidarietà sociale (Turco) sarebbe responsabile della nomina del direttore, oltre a scegliere altri “10 competenti” per le politiche giovanili, tutti supportati dall’Istat, che assicurerebbe dati informativi sulla condizione dei giovani sul territorio. Sulla carta, quindi, un sistema perfetto, in cui ognuno avrebbe un posto garantito, anche se a qualcuno non è sfuggito il rischio che un simile progetto si traduca in uno strumento controllo sociale dei giovani e finisca con il burocratizzarli anziché liberarne le energie. Ma la morte di Jannick sfuggirà sempre alle etichette e alle formule retoriche: a dire che “i giovani” si pongono, e in maniera radicale, sotto il segno dell’inafferrabilità rispetto a ogni tentativo di inquadramento politico, “cercando una curiosità o una traccia connivente alla loro inquietudine

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