L’educazione è la prima risorsa

Occorre rimettere al centro la persona e aprire al più presto il “secondo canale”. Se ne parlerà anche al Meeting di Rimini e ad un convegno ad ottobre. Intervista a Giorgio Vittadini

Abbiamo chiesto un parere a Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle Opere.
Come giudichi l’attuale momento di stallo che sta vivendo la scuola italiana?
È una situazione intollerabile. È come se chi guida il Paese non si rendesse conto della situazione in cui siamo. Da una parte viviamo un’emergenza educativa per cui i ragazzi non hanno più un ideale, vanno a scuola (lo dicono tutte le inchieste) solo perché sono costretti, non capiscono perché devono studiare. Dall’altra dobbiamo rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione, dall’internazionalizzazione dei mercati. Dobbiamo imparare a produrre, a essere competitivi con le economie più avanzate e con quelle emergenti. Il nostro è un Paese che ha sempre avuto nella creatività, nell’ingegno che nasce dalla capacità di osservazione della realtà la sua risorsa fondamentale. Per decenni a questa creatività del popolo si è contrapposto nella scuola uno statalismo che ha cercato di imporre a tutti un modello uniforme. Non ci è riuscito, ma ha fatto danni incalcolabili. E adesso che finalmente si profila all’orizzonte una riforma che rimette al centro la persona, l’individuo con le sue caratteristiche peculiari, una pluralità di percorsi per cercare di incontrare ognuno nelle sue potenzialità, ci vengono a dire che non ci sono risorse da investire. Mentre questa è la sfida decisiva.
Quindi voi siete del parere che la nuova scuola debba partire?
Assolutamente. Mi si dice che non ci siano più i tempi tecnici per un avvio generalizzato e che il Ministero stia pensando di varare una maxi-sperimentazione. È meglio che niente. Anche se non è giusto nei confronti delle famiglie italiane, che hanno il diritto di avere delle certezze riguardo al futuro dei loro figli, non devono essere appese al filo delle decisioni di questo o quel dirigente scolastico. In particolare sarebbe gravissimo se si bloccasse la sperimentazione già avviata in Lombardia sui percorsi dell’istruzione e formazione professionale. Sono un esempio di quello che intendiamo per educazione: io non ti propongo un modello astratto, generalizzato, uguale per tutti, come la retorica di certa sinistra; ma parto da te, dal tuo particolare, dal tuo bisogno, dalle capacità che hai, e da lì cerco di aprirti a tutti i fattori della realtà: produttiva, economica, culturale… Se per caso venisse bloccata, le vittime sarebbero soprattutto i più deboli, i ragazzi a cui la scuola sta stretta, per i quali l’unica alternativa a un serio sistema di formazione professionale è la strada. Il Ministero deve firmare al più presto – come ha annunciato di avere intenzione di fare – protocolli d’intesa con tutte le Regioni perché il “secondo canale” possa partire in tutto il Paese.
E la Cdo in questo scenario come ha intenzione di muoversi?
A trecentosessanta gradi. Al Meeting di Rimini l’educazione della persona sarà uno dei temi centrali. Non solo nella scuola, ma nella formazione, nelle imprese, nel no profit: l’educazione dell’io in tutte le opere che mettiamo in piedi è la grande sfida, la ragione per cui, in fondo, vale la pena costruire. Ne parleremo con personaggi di ogni estrazione, senza pregiudizi di schieramento. La scuola infatti non può essere un terreno di scontro elettorale (con il governo che concede l’aumento agli insegnanti alla vigilia delle elezioni, e l’opposizione che coglie ogni pretesto solo per attaccare la Moratti o Berlusconi). È un bene di tutti. Per fortuna ci sono, a destra e a sinistra, interlocutori aperti, con cui si può dialogare. Anche per questo abbiamo deciso poi di organizzare per l’autunno una grossa manifestazione, a cui invitare tutte le associazioni, i gruppi, le personalità che hanno a cuore il bene dei nostri ragazzi. Per ricordare a tutti che l’educazione è la prima risorsa del Paese. E il primo bene su cui investire.