L’America rilancia la clonazione terapeutica umana (peccato che preveda la distruzione degli embrioni)

Secondo i vescovi americani è «una notizia molto inquietante» perché «creare nuove vite umane in laboratorio al solo scopo di distruggerle è un abuso»

«Una notizia molto inquietante da diversi punti di vista». Così i vescovi americani giudicano l’esperimento di un gruppo di scienziati dell’Oregon che ieri hanno annunciato di essere riusciti a clonare cellule embrionali umane partendo da cellule della pelle.

PRODOTTI DI CONSUMO. «Creare nuove vite umane in laboratorio al solo scopo di distruggerle è un abuso denunciato anche da chi non condivide le convinzioni della Chiesa sulla vita umana», ha dichiarato in una nota il cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione per le attività pro-vita della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. «Indipendentemente dallo scopo perseguito, la clonazione tratta l’essere umano come un prodotto di consumo di massa al servizio della volontà di altre persone e questo è in contrasto con il dovere morale di trattare ogni membro della famiglia umana come un dono unico di Dio e come una persona con una sua intrinseca dignità».

COME LA PECORA DOLLY. La notizia è uscita sulla rivista scientifica Cell. Il metodo descritto, analogo a quello usato per la pecora Dolly, giudicato un «fallimento» dal suo stesso autore, mira a ottenere cellule staminali embrionali partendo da cellule della pelle a “scopo terapeutico”: si uccide un essere umano, cioè, per guarirne un altro.
La notizia, oltre che in America, ha fatto scalpore anche in Italia. Secondo il direttore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica di Milano, Adriano Pessina, «questo esperimento genera un essere umano allo stadio embrionale, anzi a uno stadio di blastocisti. Per essere chiari: se noi prendessimo questa blastocisti così formata e la mettessimo nel grembo materno si svilupperebbe e nascerebbe un bambino. La metodica qui presentata ottiene, invece, che una volta formata la blastocisti, questa, di fatto, viene distrutta per ricavare quelle cellule staminali che, un domani, in teoria, serviranno per la ricerca terapeutica».

UCCIDERE PER GUARIRE. Per Pessina, intervistato da Radio Vaticana, si tratta di un esperimento «assolutamente da condannare», non solo perché secondo la convezione di Oviedo «in Europa è vietata totalmente la creazione di embrioni a scopo di ricerca scientifica», ma anche perché «non c’è nulla di terapeutico» nel clonare un essere umano e poi distruggerlo per ottenere staminali: «C’è un’assoluta violazione del significato e del valore del generare gli esseri umani. Il paradosso è che si genera un essere umano per poi distruggerlo e ricavare le cellule».

DONNE SFRUTTATE. Il successo della procedura, fa notare Assuntina Morresi nel suo editoriale di oggi su Avvenire, «a detta degli stessi autori, dipende dalla qualità degli ovociti usati, e cioè dai trattamenti ormonali subìti per la loro produzione e dalle caratteristiche genetiche delle donne da cui sono prelevati. (…) È bene ricordare che per avere tanti ovociti è necessario che le donne si sottopongano a stimolazioni ormonali come per la fecondazione in vitro, e poi a un intervento chirurgico in anestesia totale. Una procedura molto pesante, invasiva e pericolosa, che nessuna esegue per amore della scienza: ovviamente, si può essere disposte a farlo solo per soldi. Tanti soldi».

NOBEL YAMANAKA. «Francamente, non sentivamo la mancanza di questo ritorno al passato», continua Morresi, anche perché «si tratta di una tecnica molto meno promettente rispetto a quella delle Ips (staminali pluripotenti indotte) di Yamanaka», che ha vinto il premio Nobel per la medicina 2012 proprio perché ha scoperto il modo di ottenere cellule staminali pluripotenti senza bisogno di eliminare embrioni e uccidere esseri umani.