La Turchia vuole gli immensi giacimenti di gas di Cipro. Che però preferisce Israele

Cipro ha scoperto un gigantesco giacimento di gas naturale al largo delle sue coste. La parte dell’isola occupata dai turchi lo rivendica, ma Israele e Stati Uniti sono pronti a difendere i greci.

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Tutto si può dire tranne che Cipro sia un’isola fortunata. Da quando 38 anni fa la Turchia l’ha invasa, il paese è diviso nel Nord occupato dai turchi, la repubblica turca di Cipro del Nord (riconosciuta solo dalla Turchia), e nel Sud di lingua greca, la repubblica di Cipro. Le tensioni al confine non sono mai mancate, ma dalla fine dell’anno scorso si sono acutizzate a causa della scoperta di un ricchissimo giacimento di gas naturale al largo delle coste di Cipro, sponda greca. Una compagnia statunitense, la Noble Energy, conduce i lavori per costruire una piattaforma che permetta di sfruttare il giacimento, aiutata da un’azienda israeliana, in cambio di parte dei profitti derivanti dalla vendita del gas.

ENORME RICCHEZZA. Secondo le stime il giacimento contiene 3,5 milioni di miliardi di metri cubi di gas, tanto che potrebbe soddisfare il fabbisogno mondiale di gas per un anno intero, ma soprattutto potrebbe risollevare Cipro, che è la quinta economia più in difficoltà di tutta l’Unione Europea. Inutile dire che, trovandosi il giacimento nell’area economica di giurisdizione della repubblica di Cipro, i leader greci non hanno alcuna intenzione di dividere i proventi con l’altra metà dell’isola. Motivo per cui la Turchia ha più volte dato in escandescenze, inviato aerei a sorvolare l’area e minacciato di far intervenire anche la marina. Secondo Richard Morningstar, ex inviato speciale degli Stati Uniti per l’energia euroasiatica, «questo è un problema che va oltre Cipro, oltre Israele, oltre la Grecia, ma che riguarda tutta la regione». Il ministro dell’energia cipriota Sylikiotis ha affermato di recente: «Non voglio neanche sentir parlare di condivisione». Per non restare con le mani in mano, la parte turca ha cominciato a esplorare il mare di sua giurisdizione, finora senza successo. Secondo alcuni analisti citati dal New York Times, ci vorranno ancora una decina d’anni prima che Cipro possa vendere il gas naturale, un tempo sufficiente, dicono, perché si trovi un eventuale accordo tra le due parti dell’isola, magari in favore della riconciliazione.

ISRAELE. Il coltello dalla parte del manico, però, c’è l’ha la repubblica di Cipro. Gli Stati Uniti appoggiano tacitamente la parte greca, che gode anche del favore di Israele. Tel Aviv, infatti, da una parte non è più in buoni rapporti con la Turchia da anni, soprattutto dopo il caso di 2 anni fa della Mavi Marmara (nave su cui morirono nove turchi, uccisi dagli israeliani, mentre cercava di raggiungere Gaza), dall’altra sta cercando il modo di sganciarsi dalla dipendenza dal gasdotto egiziano, che rifornisce Israele. I rapporti tra Fratelli Musulmani, al governo in Egitto, e Israele non sono affatto idilliaci e la recente visita del presidente egiziano Morsi in Iran, insieme ai continui attacchi al gasdotto da parte di estremisti che interrompono la fornitura a Israele, non sono segnali incoraggianti. Un motivo in più per appoggiare Cipro e cercare un buon accordo che assicuri forniture di gas da un paese non ostile.

GUERRA. Israele perciò ha tutto l’interesse a difendere Cipro, anche inviando un contingente militare sull’isola. Ipotesi smentita da entrambe le parti ma che se la Turchia si rendesse ancora più aggressiva, potrebbe verificarsi.

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