La Rai indice uno sciopero contro Renzi (ma solo il giorno prima dei mondiali)

I sindacati Rai sul piede di guerra contro la decisione del governo che anche il servizio pubblico «deve contribuire al risanamento del Paese»

L’11 giugno i dipendenti Rai hanno indetto uno sciopero generale, che comprenderà anche i giornalisti, contro i tagli da 150 milioni di euro annunciati dal governo Renzi. La decisione è stata assunta oggi dai sindacati del servizio pubblico radiotelevisivo, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai. Il governo però ha già annunciato di non avere paura (e probabilmente nemmeno gli italiani ne avranno, dato che lo sciopero generale si terrà solo il giorno prima del calcio d’inizio dei Mondiali in Brasile): «Il giro di vite previsto resta» ha commentato infatti la notizia il ministro all’Economia Enrico Morando.

«SI METTE IN GINOCCHIO IL SERVIZIO PUBBLICO». Secondo i sindacati il taglio delle risorse provenienti dal canone che il governo ha previsto comporterebbe «non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro, creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di Rai Way», e addirittura farebbe «intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei governi. Indicare in Raiway e nelle sedi regionali i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico». Secondo i sindacati dire, come ha fatto Renzi che anche la Rai «“deve contribuire al risanamento del Paese” risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un’affermazione condivisibile, un’operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella più grande azienda culturale del Paese».