La piccola (ma sorprendente) rinascita cristiana del Marocco raccontata da un convertito

Abd-al-Halim, medico e coordinatore della Chiesa anglicana, spiega il “boom” di conversioni dall’islam. Un fenomeno che non ha nulla a che fare col proselitismo

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chiesa-marocco-shutterstock_1994058Proprio mentre il fondamentalismo islamico conquista terreno con le armi dei jihadisti, in uno dei più importanti paesi a maggioranza musulmana, il Marocco, aumentano le conversioni al cristianesimo. Lo spiega in una intervista al sito Aleteia.org Abd-al-Halim, medico di 57 anni, convertitosi al cristianesimo quando ne aveva 41.

NON SOLO POVERI. Abd-al-Halim è il coordinatore della Chiesa anglicana marocchina, una realtà che – spiega l’uomo – sta crescendo rapidamente: circa 16 anni fa gli anglicani erano 400 nel paese, oggi la comunità è triplicata superando i mille fedeli. L’incremento delle conversioni è cominciato negli anni Novanta, ma negli ultimi 4 anni c’è stata un’accelerata che ha portato a oltre 400 nuovi ingressi nella comunità. E non corrisponde alla realtà la vulgata locale secondo la quale gli anglicani “sfruttano la povertà” offrendo aiuti per attrarre gli indigenti: il medico spiega che la maggior parte dei convertiti dall’islam appartengono al contrario alla classe medio alta. Si tratta per lo più di ingegneri, artisti, impresari, soldati, ma anche casalinghe e studenti, tutti accomunati dalla percezione di «un islam restrittivo, fondato su una dottrina errata» e «del cristianesimo come religione della tolleranza e dell’amore».

IN SEMICLANDESTINITÀ. È questo secondo Abd-al-Halim il motivo per cui le conversioni sono in aumento, nonostante in Marocco, dove l’islam è la religione di Stato, il proselitismo sia vietato. Infatti, sebbene a Marrakesh ci siano 7 chiese ufficiali, 6 a Casablanca, 5 a Rabat e una a Laayoune, e sebbene il paese sia considerato trai i più aperti del mondo islamico, i cristiani neofiti si devono nascondere. «Possiamo praticare la religione solo in segreto», racconta Halim. «Per ragioni di sicurezza siamo costretti ad operare come se fossimo un’associazione segreta. E quando una chiesa cresce troppo (più di 20 persone) si deve dividere in due entità in modo da evitare di attirare l’attenzione». I cristiani si incontrano quindi nelle case: «Dobbiamo essere discreti perché la maggioranza delle persone non tollera il fatto che siamo arabi ma non musulmani. Il maggior pericolo che corriamo viene dall’ignoranza». Anche la legge concorre a determinare il clima di sospetto, visto che l’articolo 220 del codice penale marocchino punisce il proselitismo con il carcere da sei mesi a tre anni. E sebbene il re Mohamed VI sia un sovrano liberale, il leader del Consiglio dei teologi di Casablanca, Radwan Bin Shakrun, ricorda che «l’apostasia è il peccato più grave che un musulmano possa commettere».

UN TREND SENZA PRECEDENTI. Sebbene non sia raro che i cristiani e i convertiti subiscano ingiuste persecuzioni giudiziarie anche nel “moderato” Marocco, il fenomeno registrato da Abd-al-Halim sembra essere ormai un chiaro trend. «Ciò che Dio sta facendo in Nord Africa non ha precedenti nella storia missionaria», ha detto un anno fa al Cbn il regista Tino Qahoush, laureatosi alla Regent University di Londra, mentre girava la regione proprio per documentare questo “ritorno” al cristianesimo. «Ho il privilegio di registrare testimonianze e di ascoltare in diretta storie di uomini e donne, di tutte le età, che hanno visto apparire davanti ai propri occhi la presenza reale di Dio, come una visione, mentre altri mi hanno raccontato di come per loro la conversione sia tutt’altro che una semplice luce che appare». Che si tratti di episodi mistici o di incontri più “ordinari”, Qahoush non può evitare di domandarsi «come mai Gesù visiti il mondo musulmano in questo momento storico».

Foto chiesa Marocco da Shutterstock

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