La Palestina è Stato osservatore dell’Onu ma non «soddisferà la sua esigenza di indipendenza»

Ieri l’Assemblea generale dell’Onu ha votato favorevolmente alla richiesta di accordare alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro dell’Onu. Ma gli Stati Uniti avvisano: «Il voto non soddisferà l’esigenza di indipendenza dei palestinesi».

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I palestinesi sono soddisfatti perché ieri l’Assemblea generale dell’Onu ha votato favorevolmente alla richiesta presentata da Abu Mazen, leader del partito palestinese Al Fatah, di accordare alla Palestina lo status di Stato osservatore non membro dell’Onu, come quello di cui gode lo Stato Vaticano. Per Al Fatah, che nel 2006 ha perso la guida dell’Autorità nazionale palestinese dopo che le elezioni sono state vinte dall’organizzazione terroristica di Hamas, questo è il primo passo per una futura indipendenza della Palestina. Ma il voto dell’Onu si preannunciava ed è stato spinoso perché Israele, appoggiato dagli Stati Uniti, ha più volte avvertito Abu Mazen di non prendere azioni unilaterali al di fuori di un condiviso tavolo della pace.

L’ITALIA VOTA A FAVORE DELLA PALESTINA. La Palestina ha ottenuto ciò che voleva con 138 paesi che hanno votato a favore. Anche molti paesi europei si sono espressi per la Palestina, alcuni ponendo come condizione che Al Fatah torni subito al tavolo della pace. Perfino l’Italia ha deciso a sorpresa di appoggiare la proposta palestinese, attuando quello che la parlamentare Fiamma Nirenstein ha definito «un rovesciamento politico inaspettato». Il premier Mario Monti ha però sottolineato in una telefonata all’omonimo israeliano Benjamin Netanyahu che questo «non implica nessun allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia italiana nei confronti di Israele», garantendo «il forte impegno a evitare qualsiasi strumentalizzazione contro Israele alla Corte penale internazionale». Il timore di molti paesi, infatti, è che Abu Mazen una volta ottenuto il riconoscimento dall’Assemblea generale dell’Onu acceda alla Corte penale internazionale per denunciare Israele. Di sicuro, questa è un’arma in più che potrebbe usare durante futuri negoziati di pace.

LO STATO PALESTINESE SI ALLONTANA. Che la Palestina sia stata riconosciuta come “Stato” osservatore non membro non significa che la Palestina da oggi diventerà uno Stato. Per questo, infatti, è necessario che anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu sia d’accordo ma gli Stati Uniti hanno dichiarato che porranno il veto fino a quando non verrà trovato un accordo con Israele. La richiesta dei palestinesi è che la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est possano formare uno Stato indipendente all’interno dei confini del 1967, prima cioè della Guerra dei sei giorni. Secondo Abu Mazen, inoltre, la votazione ha fatto bene a tutti dal momento che darà legittimità ad Al Fatah, indebolendo Hamas. Infatti, è il ragionamento, il voto dimostra ai palestinesi che una soluzione può essere raggiunta anche senza violenza, cioè senza gli attacchi terroristici scagliati da Hamas contro Israele con l’obiettivo di «distruggere lo Stato ebraico e sterminare gli ebrei».

«NON CAMBIERÀ NIENTE». Secondo Israele, invece, «il voto non cambierà niente, servirà solo a rallentare il processo che deve portare a uno Stato palestinese». La stessa posizione è sostenuta dagli Stati Uniti e in particolare dal segretario di Stato Hillary Clinton che ha dichiarato che «il voto non soddisferà l’esigenza di indipendenza dei palestinesi», rigettando ogni azione unilaterale per ottenerla. Gli Stati Uniti, infatti, hanno ricordato che per realizzare la soluzione “Due popoli, due Stati» non si può prescindere in alcun modo da un accordo con Israele. E il voto di ieri non sembra avere avvicinato quel giorno.

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