La Libia studia come applicare la sharia in economia. «La Nato ha fatto la guerra per questo?»

Il ministro dell’Economia annuncia che un gruppo di esperti sta studiando come adottare un sistema economico islamico. Un’Ong attacca: «La Nato doveva portare la piena democrazia»

La Libia si prepara a cambiare il suo sistema economico e bancario per conformarlo alla sharia. Il Parlamento ha approvato la sharia come fonte di tutte le leggi a inizio dicembre e ha nominato una commissione per verificare che ogni norma sia in linea con i dettami islamici.

ADDIO TASSI DI INTERESSE. Ecco perché il ministro dell’Economia Mustafa Abu Fanas ha dichiarato che un gruppo di esperti ha cominciato a studiare come applicare la sharia in economia. Sicuramente, come già avvenuto durante l’anno di governo dei Fratelli Musulmani in Egitto, le banche non potranno più applicare tassi di interesse a prestiti o finanziamenti, perché considerati usura dalla sharia, né emettere titoli di Stato.

«SISTEMA ISLAMICO». «Adotteremo in modo graduale un sistema islamico – ha detto il ministro durante una conferenza stampa – che ci porterà a un’economia più forte. Tutto il mondo, del resto, si sta muovendo verso un’economia islamica».
Le ultime affermazioni del ministro sono discutibili, soprattutto se si pensa alla mole di investimenti di cui la Libia ha bisogno per ricostruire dopo la cosiddetta “Primavera araba” che ha portato all’uccisione di Muammar Gheddafi e ha gettato il paese nel caos.

«LA NATO HA FALLITO». Secondo una Ong presente in Libia, The Barnabus Fund, l’imposizione della sharia è il segno che la rivoluzione appoggiata dai paesi occidentali ha fallito: «La Nato ha fatto la guerra in Libia per portare la piena democrazia», ha detto il direttore internazionale Patrick Sookhdeo. «Ma ora il governo è diviso e un estremismo religioso del peggior tipo ha preso il controllo del paese».
Non a caso, lo scorso ottobre il governo libico ha chiesto alla maggior parte delle comunità religiose cattoliche di andarsene dal paese perché non sarebbe più in grado di garantire la loro sicurezza. Il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Martinelli, ha parlato di «sofferenza terribile».

@LeoneGrotti