La lagna sui Lord che affossano il suicidio assistito

Di Caterina Giojelli
30 Aprile 2026
I progressisti gridano al golpe dei Lord, ma gli oltre mille emendamenti presentati a Westminster sono l’ultimo argine contro una legge che ovunque ha trasformato la disperazione in una pratica contabile. Ben venga l'ostruzionismo
La parlamentare britannica Kim Leadbeater, che ha presentato il disegno di legge sul suicidio assistito, reagisce dopo l'approvazione del disegno di legge a Parliament Square a Londra, Gran Bretagna, il 29 novembre 2024
La parlamentare britannica Kim Leadbeater, che ha presentato il disegno di legge sul suicidio assistito commossa dopo l'approvazione del disegno di legge a Parliament Square a Londra, Gran Bretagna, il 29 novembre 2024 (foto Ansa)

«Oggi è stata una giornata triste per la democrazia in questo Paese. Dopo oltre 220 ore di dibattito in entrambe le Camere del Parlamento, una piccola minoranza di pari non eletti ha sfidato non solo la chiara volontà dei parlamentari democraticamente eletti, ma, cosa forse ancora più importante, i desideri di un’ampia maggioranza dei nostri elettori».

Il 24 aprile Kim Leadbeater, parlamentare inglese e madrina del disegno di legge sul suicidio assistito approvato dalla Camera dei Comuni nel 2024, affida al Guardian la promessa di riprovarci il prossimo 13 maggio. «Ho parlato con parlamentari che hanno votato contro il disegno di legge la volta scorsa, ma che sono così arrabbiati per l’operato della Camera dei Lord da accogliere con favore l’opportunità di rimandarlo e permettere al Parliament Act – concepito per garantire che la camera eletta possa imporre la propria volontà qualora la Camera dei Lord cerchi di bocciare un disegno di legge per due volte consecutive – di contribuire a impedire che venga bloccato di nuovo».

Intervistata da Sky News, ha poi paragonato questo “cambiamento sociale” al matrimonio tra persone dello stesso sesso legalizzato in Inghilterra e Galles nel 2013: «Il pubblico vuole semplicemente avere una scelta. E si tratta proprio di questo: una scelta. È un po’ come il matrimonio gay, no? “Sposi chi vuoi sposare, ami chi vuoi amare”. Non riguarda nessun altro».

La morte di Wendy Duffy

Lo stesso 24 aprile Wendy Duffy moriva in una clinica svizzera. 56 anni, mentalmente lucida, fisicamente in salute, aveva deciso di ricorrere al suicidio assistito dopo la tragica morte, nel 2022, di suo figlio Marcus, e quattro anni di depressione e un tentativo di togliersi la vita: «La mia vita, le mie scelte. Vorrei che questo servizio fosse disponibile anche nel Regno Unito, così non dovrei andare in Svizzera», ha ripetuto ai media per denunciare l’ingiustizia del sistema inglese che non solo non le avrebbe permesso di morire in patria, ma avrebbe incriminato chiunque l’avrebbe accompagnata a morire in Svizzera.

Il caso Duffy è stato usato dai media per sottolineare la necessità di una legge che consenta alle persone di “usufruire” del servizio sebbene riveli al contrario tutta la pericolosità della legalizzazione: «La clinica Pegasos in Svizzera dovrebbe destare in noi allarme e noi, come Parlamento, dobbiamo esplorare le modalità per proteggere le persone dall’utilizzo dei loro “servizi” se vogliamo tutelare le persone nel momento di maggiore vulnerabilità», ha ricordato la deputata laburista Rachel Maskell che ha votato contro la proposta di legge.

Noelia, Kiano e la logica del cuore spezzato

Non mancano i precedenti ovunque siano stati legalizzati eutanasia e suicidio assistito. Quello della giovane spagnola Noelia è solo l’ultimo di una serie di casi di fragilissimi (e giovanissimi) che hanno avuto accesso alla morte di Stato seppur privi dei requisiti di una malattia terminale, dall’olandese Zoraya ter Beek al canadese Kiano. Basta un cuore spezzato, ricorda al Daily Mail Alistair Thompson, portavoce di Care Not Killing: «Negli ultimi anni, abbiamo visto persone affette da diabete, disturbi alimentari e persino persone che stavano perdendo il proprio aspetto fisico, fare richiesta di porre fine alla propria vita ai sensi della legislazione sul suicidio assistito. In Canada abbiamo visto il caso di un uomo che ha fatto richiesta di morte assistita perché era rimasto senza casa; ci sono molti casi tragici simili. Questo è il problema. Una volta legalizzato il suicidio assistito, si tratta solo di stabilire chi ne ha diritto, quando ne ha diritto, e si finisce per avere casi tragici e strazianti come questo».

Secondo Leadbeater invece, che ben si è guardata dal convocare in commissione parlamentare testimoni dal Canada, dove le leggi sul suicidio assistito si sono evolute ben oltre la loro portata originaria, né da altre giurisdizioni, come Olanda e Belgio, che vantano decenni di esperienza a proposito del piano inclinato, quella presentata alla Camera dei Lord 10 mesi fa, «era la legge sul suicidio assistito più solida e sicura al mondo, e tale rimane ancora oggi».

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Altro che legge «più sicura del mondo»

Pubblicato appena due settimane prima del voto, il testo del Terminally Ill Adults (Access to End of Life Assistance) Bill è stato stravolto in pochi mesi e in modo sistematico fino a diventare «sempre più pericoloso», commentava David Jones, direttore dell’Anscombe Bioethics Centre. «Nessuno avrebbe potuto assistere al caos della Camera dei Comuni, alle prese con la discussione di 133 emendamenti in due mattine e nei primi pomeriggi, e concludere che questo disegno di legge sia stato sottoposto a un esame rigoroso. Il processo è stato affrettato, i difetti fondamentali del disegno di legge non sono stati affrontati e il disegno di legge, così come emendato, è persino più pericoloso di quello presentato».

L’Anscombe Centre è stato chiuso un mese dopo l’approvazione della legge a Westminster ma l’eco delle proteste anche dal fronte progressista e antidogmatico contro la legge «più sicura del mondo» ha accompagnato l’iter ben oltre il sì dei parlamentari: dal giro di Spectator e Spiked a quello di Kathleen Stock e quello di Gordon Brown. Proteste condivise dal Royal College of Psychiatrists, il Royal College of Physicians e il Royal College of Pathologists, le cui riserve hanno fornito la base per la bellezza di circa 1.280 emendamenti, 688 dei quali proposti da soli 7 membri dei Lord.

«Alora a cosa serve la Camera dei Lord?»

«L’episodio potrebbe minacciare la credibilità di un’istituzione che gran parte dell’opinione pubblica britannica considera già elefantiaca e antidemocratica, stando ai sondaggi – scrive il New York Times -. Le indagini mostrano inoltre che una netta maggioranza di britannici ritiene che il suicidio assistito dovrebbe essere consentito nei casi in cui una persona sia affetta da una malattia incurabile». «Se la Camera dei Lord non fa altro che parlare senza giungere a nessuna conclusione, come sta accadendo qui, allora a cosa serve la Camera dei Lord?», denuncia Charles Falconer, ex ministro laburista e uno dei principali sostenitori del disegno di legge.

Accuse di ostruzionismo rispedite al mittente da Tanni Grey-Thompson, medaglia d’oro paralimpica, attivista per i diritti dei disabili. «Credo che l’intento sia quello di incoraggiarci a cambiare idea. E non sta funzionando». Grey-Thompson è una delle sette principali firmatarie degli emendamenti proposti alla Camera dei Lord, che insieme hanno presentato più della metà degli emendamenti totali: 130, tra questi il discussissimo emendamento che richiedeva a chiunque richiedesse il suicidio assistito di presentare “un test di gravidanza negativo” come richiesto in qualsiasi procedura elettiva.

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E il suicidio assistito a donne incinte, senza dimora e con l’Ai?

Un emendamento largamente schernito dai progressisti che pure dà il polso della complessità della questione e delle aperture di una normativa: perché, in un paese in cui il suicidio rimane una delle principali cause di morte durante la gravidanza, non si dovrebbe considerare o dare informazioni in materia alle donne incinte che hanno una malattia terminale o potenzialmente letale? «Sono seria riguardo ai miei emendamenti, anche se avrei potuto formularli meglio – ha ribadito Grey-Thompson -. Non intendevo che gli uomini avessero un test di gravidanza, e non intendevo entrare in un dibattito sull’età e il test di gravidanza. Il motivo per cui ho presentato l’emendamento sul test di gravidanza era per consentire alle donne di comprendere tutte le implicazioni di ciò a cui si stanno sottoponendo e di essere in grado di fare una scelta».

La ratio è la stessa che ha animato gli altrettanto scherniti emendamenti per vietare il coinvolgimento dell’intelligenza artificiale nel processo, l’applicazione del disegno in carcere alle persone senza fissa dimora, o blindare la necessità di un colloquio personale e in presenza per valutare l’idoneità: si capisce a cosa si va incontro aprendo al suicidio assistito in un paese con un sistema sanitario, già gravemente a corto di fondi, in cui il movimento degli hospice presenta un buco di bilancio di 150 milioni di sterline?

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Una scelta “estremamente pericolosa”

Un paese in cui è già stata elaborata una valutazione d’impatto (più di 100 milioni di sterline risparmiate agli enti pubblici ogni anno) introdurre la cosiddetta “morte assistita” «sarebbe una scelta di politica sanitaria estremamente pericolosa, che rischierebbe di esercitare pressioni indebite su persone vulnerabili, anziane e disabili affinché mettano fine alla propria vita prematuramente», ricordano da Care Not Killing.

Si stima che nel primo anno ci saranno potenzialmente tra 273 e 1.311 persone che faranno domanda di suicidio assistito, per poi salire fino a 7.598 nel decimo anno. Quante Wendy, Noelia e Kiano o quanti i fragili e vulnerabili, spesso invisibili, che in una società efficientista e contabile potrebbero convincersi di essere diventati un peso e decidere, con perfetta autonomia formale e disperata solitudine sostanziale, di togliere il disturbo?

Pietas vs utilitarismo

In questo scenario, il dibattito britannico sembra aver imboccato la strada di una trasformazione culturale radicale. Lo svela senza mezzi termini un editoriale del Financial Times, secondo il quale l’affossamento del disegno di legge sul suicidio assistito alla Camera dei Lord non è una grande perdita: troppa “prudenza” da parte di Westminster, limitando il “servizio” ai malati terminali lucidi con pochi mesi di vita, la legge avrebbe riguardato una “minoranza infinitesimale”, lasciando fuori i veri desiderata dell’opinione pubblica – risparmiarsi anni di declino, demenza, dipendenza e costi insostenibili per le famiglie. La legge sarebbe d’ostacolo a “evoluzioni future” e soluzioni “più serie” come introdurre la possibilità di scegliere il suicidio assistito in anticipo, quando si è ancora pienamente lucidi e in salute (e in caso di demenza, ammettere solo la possibiltà di revocarlo).

La vera sfida per la democrazia britannica non è dunque superare l’ostruzionismo dei Lord, ma decidere se la pietà di Stato debba davvero tradursi in una cinica ottimizzazione delle paure e delle solitudini dei suoi cittadini più fragili. Se la compassione cede il passo all’utilitarismo al grido “Sposa chi vuoi, ama chi vuoi, ucciditi se vuoi” la società che ne deriva sarà per tutti ben più triste e letale di qualunque giornata di ostruzionismo parlamentare.

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