La Francia festeggia il proprio suicidio
Tutto è pronto per la Festa nazionale, per la celebrazione della grandeur della Francia, per la rivisitazione degli antichi fasti e per l’anticipazione onirica di quelli futuri. Emmanuel Macron, ripudiato in ogni modo dai francesi come presidente e quindi impegnato come Donald Trump a “passare alla storia”, per il suo ultimo 14 luglio alla guida del paese ha apparecchiato uno spettacolo grandioso.
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La parata militare di Macron
A partire dalle 10.30 del mattino, 6.686 soldati, 299 veicoli armati, 90 aerei, 32 elicotteri e 193 cavalli sfileranno lungo gli Champs-Élysées per la grande parata militare. Sergio Mattarella, come altri presidenti e capi di Stato europei, sarà presente per partecipare a quello che lo stesso Macron ha definito «il risveglio strategico dell’Europa».
Pompa e ambizione, anche se non corrispondono più alla realtà di un paese sfiduciato e in crisi, sono la cifra distintiva della Francia. Così come gli antichi valori di libertà, uguaglianza e fraternità che domani saranno richiamati e festeggiati insieme ad altri, secondo l’aggiornamento moderno della triade: “Diritti umani, sicurezza e clima”.
«La Francia chiede la propria eutanasia»
C’è però qualcosa di oscuro, greve e angosciante che aleggia nel paese, qualcosa che neanche i fuochi d’artificio e l’artificiale gaiezza del ricordo della presa della Bastiglia possono nascondere: «Chiedendo per i suoi cittadini l’accesso all’eutanasia, è la propria eutanasia che la Francia sta chiedendo». Chiunque sporcasse il giorno di festa con un giudizio così negativo sarebbe subito trascinato a Place de la Concorde e ghigliottinato – almeno mediaticamente – «nel nome della fraternità». Ma a Michel Houellebecq tutto è permesso e le prese di posizione a favore della vita di uno scrittore così pessimista incuriosiscono ancora la società francese ed europea.
In un saggio pubblicato dal Figaro, l’autore di Sottomissione e Serotonina fa suonare l’ultimo campanello d’allarme prima che mercoledì, quando ancora la Francia starà smaltendo i postumi della festa nazionale, i deputati dell’Assemblea nazionale approvino in via definitiva la legge su eutanasia e suicidio assistito, chiamata diabolicamente da Macron: «Legge di fraternità».
La critica di Houellebecq
Lo scrittore ribadisce, come già fatto in passato, che la legge sull’eutanasia non è un passo avanti di civiltà, ma l’ultimo chiodo che sigilla la bara dell’Occidente e non solo: «È proprio l’intera modernità che si autodistrugge sotto i nostri occhi incapaci di comprendere», scrive. E aggiunge: «Non sono sicuro di aver voglia di appartenere a una società che legalizza l’eutanasia; difendere l’Occidente va bene, a patto che meriti di essere difeso».
Houellebecq condanna come «disgustosa» la visione «pragmatica» che hanno dell’uomo gli araldi dell’eutanasia, i quali considerano una vita degna di essere vissuta solo quando è “utile”. Spiega lo scrittore:
«Non siamo, è penoso a dirsi, forse più del tutto umani. Dopo una deviazione di diversi millenni, l’Occidente sembra proprio essere tornato a quell’antica saggezza animale che spinge, nella quasi totalità delle specie sociali, l’animale malato ad allontanarsi dalla tribù per morire da solo – ben sapendo di non aver alcuna compassione da aspettarsi dai suoi simili, e rischiando piuttosto di essere, come gli uccelli di Thomas Mann nella Montagna incantata, liquidato a colpi di becco».
Il macabro festino del governo francese
Non tutti in Francia comprendono le ragioni dell’angoscia che traspare dall’articolo di Houellebecq. Per Macron e il governo francese, l’approvazione della legge sull’eutanasia il 15 luglio non è altro che un prolungamento della festa.
Per questo il ministro incaricato di tenere i rapporti con il Parlamento, Laurent Panifous, ha addirittura organizzato per mercoledì alle 20 un ricevimento per festeggiare l’approvazione dell’eutanasia. Tra gli invitati ci sono non soltanto i dipendenti del suo ministero, ma anche tutti i membri della Convenzione cittadina sul fine vita, ai quali verrà pagato il trasporto al ministero e anche l’alloggio per la notte, in modo tale che «un più grande numero di persone possa partecipare a questo evento».
Il macabro festino, che i giornali francesi, chissà perché, definiscono «controverso», conferma la profondità delle parole di Houellebecq: «Non posso fare a meno di pensare che chiedendo per i suoi cittadini l’accesso all’eutanasia, sia la propria eutanasia che la Francia sta chiedendo. (…) Entriamo in un mondo in cui sarà più facile morire; avrei preferito un mondo in cui si potesse vivere».
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