La Francia e il sogno di un islam repubblicano. Un anno dopo, «nessun passo avanti»

Parigi sogna di conciliare la religione di Maometto con i valori della République, ma un anno dopo il lancio dell’ambizioso progetto è ancora al punto di partenza

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È passato un anno da quando l’allora ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, annunciò la creazione di due fondazioni – una culturale laica, l’altra religiosa – per fare ordine nel composito mondo musulmano francese e arrivare alla nascita di un islam di Francia, un islam repubblicano, che doveva essere la risposta del governo socialista di François Hollande a quanti accusavano la religione di Maometto di essere incompatibile con gli usi e i costumi occidentali. A un anno dal lancio dell’ambizioso progetto, «non è stato fatto nessun serio passo avanti».

Un articolo inviato all’Afp e pubblicato dal Figaro scritto dai senatori Corinne Féret (Ps), Nathalie Goulet (Udi) e André Reichardt (Lr), membri della missione d’informazione sull’organizzazione dell’islam in Francia, spiega che «ad oggi l’associazione del culto, che dovrebbe occuparsi dei finanziamenti, non è ancora uscita dalla fonte battesimale, mentre la fondazione dell’islam francese, a vocazione culturale, non ha degli obiettivi chiari e in ogni caso non ha i mezzi per raggiungerli».

Tra gli obiettivi del progetto socialista c’era quello di controllare l’entità, la regolarità e la provenienza dei fondi stranieri alle diverse comunità musulmane, ma non è stato ancora fatto nulla. Per quanto riguarda la formazione teologica degli imam, nessun corso è ancora stato creato e i 300 imam qualificati presenti sul territorio della République, sono stati formati all’estero. «Queste persone non sanno niente del contesto francese», continuano i senatori. «A Rabat, in Marocco, ci sono imam che affermano di non avere mai visto un ebreo in vita loro. E come si può, ad esempio, parlare di genocidio armeno con imam formati in Turchia?». Infine, la filiera halal non è stata ancora regolamentata con un sistema di tassazione.

Qualcosa in realtà le due fondazioni hanno fatto ma «è troppo poco»: è stata concessa una sovvenzione agli scout musulmani, da ottobre gli imam che entreranno negli ospedali o nelle carceri dovranno avere svolto un corso su quali sono i valori della Repubblica e, infine, sono stati allocati dei fondi a un’associazione che promuova corsi di francese tra migranti e imam. Ma non può bastare. «Dobbiamo dare i mezzi alle comunità musulmane di non essere più ostaggi dei terroristi che deviano l’islam», insistono i senatori, secondo i quali «anche chiudere i luoghi di culto estremisti non basterà a fermare la radicalizzazione».

Foto Ansa

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