La conferenza sul clima di Parigi sarà inutile (come le precedenti diciotto)

Uno studio dell’ambientalista scettico Bjørn Lomborg smonta le pretese del prossimo raduno in Francia. «Si affronta il global warming con il metodo fallimentare degli ultimi 30 anni»

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Se tutti i paesi che parteciperanno alla Conferenza sul clima di Parigi (Cop21), che si aprirà a fine novembre, troveranno un accordo vincolante e condiviso e manterranno le promesse fatte finora, riducendo di conseguenza le emissioni di Co2, quale sarà l’impatto sull’innalzamento della temperatura? «Praticamente nullo».
È questo il risultato calcolato dallo scienziato politico danese Bjørn Lomborg, che ha pubblicato uno studio su Global Policy per valutare l’impatto sul clima che avrà la Cop21 nel “best case possibile”. Se le promesse verranno mantenute entro il 2030, la riduzione della temperatura sarà pari a 0,048 gradi centigradi, se verranno estese fino al 2100, ci sarà una riduzione pari a 0,17 gradi centigradi.

CLIMA-GRAFICO-LOMBORG1ANNUNCI ROBOANTI. Gli Stati Uniti, nella più ottimistica delle ipotesi, limiteranno l’innalzamento della temperatura con i loro sforzi di 0,031 gradi, l’Unione Europea di 0,053, la Cina di 0,048, il resto dei paesi messi assieme dello 0,036. Questi dati, spiega Lomborg, sono stati elaborati a partire dalle promesse fatte dai paesi stessi e pubblicate dalla Cop21. Ma perché allora alla vigilia della Conferenza sul clima è stato annunciato che si può contenere il riscaldamento globale a 2 gradi (poi aggiornati al rialzo a 2,7 gradi) rispetto ai livelli pre-industriali?

«PIA ILLUSIONE». Secondo l’ambientalista scettico, sommando tutte le promesse si ottiene una riduzione delle emissioni di Co2 di circa 36 miliardi di tonnellate, ma per contenere l’innalzamento delle temperature ai livelli desiderati, andrebbero ridotte di 3.333 miliardi di tonnellate. Bisognerebbe fare, cioè, 100 volte tanto. «Questo non è ottimismo», spiega Lomborg, «questa è una pia illusione».

METODO FALLIMENTARE. I calcoli dello studio saranno sicuramente contestati da qualche altro scienziato. Ma Lomborg fa notare anche un dettaglio di cui tutti sono a conoscenza: «I negoziatori a Parigi stanno cercando di affrontare il global warming con lo stesso metodo che ha fallito negli ultimi 30 anni: cioè fare promesse costosissime sul piano individuale, che hanno un impatto modesto [sul clima] anche in un periodo di cento anni e dalle quali tutti cercheranno di smarcarsi. Questo metodo non ha funzionato a Kyoto, non ha funzionato a Copenaghen, non ha funzionato in 18 altre conferenze e innumerevoli incontri internazionali. Pensare che potrà funzionare a Parigi è una pia illusione».

STRATEGIA DIVERSA. Al contrario, propone lo scienziato paragonato a Hitler nel 2004 dall’allora capo della Commissione internazionale sul cambiamento climatico dell’Onu (Ipcc), «invece che cercare di rendere i combustibili fossili così costosi che nessuno li voglia usare – cosa che non ha mai funzionato – dovremmo far diventare le energie rinnovabili così convenienti che tutti cominceranno ad usarle».
Per Lomborg, insomma, l’unico modo per contenere il riscaldamento globale è investire in innovazione e rendere le energie “green” più efficienti e di conseguenza convenienti. Attualmente solo lo 0,4% del fabbisogno energetico mondiale è ricavato dall’energia solare ed eolica. Nel 2040, a dir tanto, l’uso delle rinnovabili crescerà al 2,2%. In questo periodo, però, il mondo avrà speso in sussidi 2,5 mila miliardi di dollari, riducendo le temperature di appena 0,02 gradi. Il modello non funziona. Qualcuno informi Parigi.

Grafici Global Policy
Foto surriscaldamento Ansa


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