«La Cina si è ripresa Hong Kong. Ora manca solo Taiwan»

Uno dei librai rapiti a Hong Kong nel 2015, Lam Wing-kee, ora abita a Taiwan e dorme nella sua libreria: «Xi Jinping non poteva aspettare 27 anni per riprendersi l’isola. Con Taiwan deve sbrigarsi, ha già 67 anni»

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«I cittadini di Taiwan devono essere pronti: se la Cina può riprendersi Hong Kong, il prossimo obiettivo è Taiwan». Tra coloro che sono certi che l’aggressività senza precedenti del presidente Xi Jinping porterà Pechino a cercare di conquistare militarmente Taipei c’è anche Lam Wing-kee, uno dei cinque librai proprietari della libreria Causeway Bay Books di Hong Kong, rapito insieme agli altri dai servizi segreti del regime comunista cinese nel 2015 e detenuto nella Cina continentale.

«XI JINPING HA 67 ANNI: DEVE FARE IN FRETTA»

Le autorità comuniste gli permisero di tornare a Hong Kong dopo una detenzione di otto mesi per «raccogliere informazioni sui clienti della libreria». Una volta arrivato nella città, denunciò il rapimento e la confessione che fu costretto a firmare e a registrare per la televisione. Quando l’anno scorso il governo di Carrie Lam tentò di approvare la legge sull’estradizione, si sentì subito minacciato e decise di scappare a Taiwan.

Oggi Lam vive a Taipei, dove ha aperto una nuova sede della Causeway Bay Books, e dorme su un letto incastrato tra gli scaffali dei libri. La legge sulla sicurezza nazionale prevede che chi viene arrestato a Hong Kong possa essere processato e detenuto in Cina. «Cambia tutto», spiega al Guardian. «Le due cose non possono essere paragonate. Quando mi trovavo in custodia in Cina ero davvero spaventato: non era tortura fisica ma pressione mentale». Ora che la nuova norma ha cambiato completamente il panorama politico e sociale di Hong Kong, distruggendo con decenni di anticipo il modello “Un paese, due sistemi”, Lam si interroga sulle ragioni di un simile cambiamento:

«Sono rimasto un po’ sorpreso dal cambiamento repentino a Hong Kong. Si può semplificare tutto e cavarsela dicendo che la Cina è un totalitarismo, ma credo ci siano molte ragioni dietro a questa mossa. La prima domanda che dovremmo farci è: se il modello “Un paese, due sistemi” doveva restare in vigore ancora per 27 anni, perché hanno deciso di porvi fine proprio ora? Dobbiamo pensare a come è cambiato il clima politico in Cina, non a Hong Kong. Chi ha il potere? Xi Jinping, che è come un imperatore. Ha 67 anni. Se aspetta altri 27 anni [per riprendersi Hong Kong] quanti anni avrà? Sarà ancora al potere? Sarà ancora in buona salute?».

Ecco perché, secondo Lam, il prossimo obiettivo di Pechino sarà Taiwan e Xi non può aspettare a lungo. La speranza, secondo il libraio, è che Taipei al contrario di Hong Kong potrà difendersi: «Qui la gente ha cannoni e fucili. Hong Kong non aveva nulla». Soprattutto, Taipei ha un tacito accordo con gli Stati Uniti, che in caso di invasione dovrebbero intervenire in caso di guerra lungo lo Stretto. Da mesi diverse voci chiedono a Washington di dichiarare in modo esplicito la sua disponibilità a prendere le difese di Taiwan. Donald Trump, seguendo una consolidata tradizione, non lo ha mai fatto. Chissà se lo farà Joe Biden.

@LeoneGrotti

Foto Ansa