La Chiesa cattolica in Congo svela la truffa elettorale del secolo

Il candidato dichiarato ufficialmente vincitore alle presidenziali, Tshisekedi, colluso con l’autocrate Kabila, ha in realtà ottenuto solo il 16% dei voti. Al vero trionfatore, Fayulu, sono state rubate il 30% delle preferenze

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Le elezioni nella Repubblica Democratica del Congo non sono state appena una farsa, ma una frode colossale organizzata da un autocrate, Joseph Kabila, che non vuole saperne di farsi da parte dopo 18 anni di potere assoluto. Difficile definire in altro modo il voto di fine dicembre dopo aver letto i veri dati elettorali diffusi dalla Chiesa cattolica, che ribaltano in modo sostanziale i risultati annunciati pochi giorni fa dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) .

Secondo la Ceni, il nuovo presidente è l’outsider Felix Tshisekedi, candidato dell’opposizione semi-sconosciuto. Questi, invece di appoggiare come promesso il grande favorito Martin Fayulu, dopo aver parlato con il presidente uscente Kabila, ha deciso poche settimane prima del voto di correre in solitaria. E sorprendentemente ha “vinto”. Dietro Tshisekedi (38,5%) sarebbe arrivato Fayulu (34,7%), davanti al candidato di Kabila, Emmanuel Ramazani Shadary (23,8%).

FRODE ELETTORALE

Subito dopo l’annuncio dei risultati Fayulu ha fatto ricorso alla Corte costituzionale, mentre esperti indipendenti hanno affermato che Tshisekedi aveva «lo 0,0000% di possibilità di ottenere tutti quei voti». Il presunto vincitore non poteva che essere accusato dai congolesi di aver fatto un patto con il diavolo, Kabila, che doveva organizzare le elezioni entro il novembre 2016, dopo 18 anni al potere, e che ha fatto di tutto per mantenere il potere assoluto violando la Costituzione. Dopo aver ordinato almeno due massacri della popolazione, scesa in piazza per protesta, Kabila grazie alla mediazione della Chiesa cattolica ha dovuto cedere e indire il voto per la fine del 2018. Sembra però che abbia trovato il modo di continuare a governare da dietro le quinte.

Secondo i dati dei vescovi cattolici, infatti, che hanno dispiegato 40 mila osservatori in tutti i seggi elettorali, i quali hanno documentato lo spoglio del 71,53% dei voti, Fayulu ha ottenuto il 62% dei voti (e non il 34,7%), mentre Tshisekedi è stato votato da appena il 16,88% degli elettori e non dal 38,5%. Se anche il nome di Tshisekedi fosse presente sul restante 29% delle schede non visionate dagli osservatori della Chiesa cattolica, avrebbe comunque perso. La Conferenza episcopale ha anche chiesto alla commissione elettorale di pubblicare i risultati seggio per seggio, cosa che la Ceni ha rifiutato di fare.

RISCHIO MASSACRI

Ora tocca alla Corte costituzionale fare giustizia e ristabilire il rispetto della volontà popolare, per impedire che il paese discenda nel caos. Fayulu infatti ha già dichiarato che «scorrerà il sangue» se verrà defraudato della vittoria. Il paese ha urgente bisogno di un governo legittimo anche per fermare le violenze etniche in atto nell’ovest: secondo l’Alto commissariato Onu per i diritti umani, solo tra il 16 e il 18 dicembre sono state massacrate in quattro villaggi quasi 900 persone.

Foto Ansa

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