L’Amore è Amore anche quando è minorile. Gli strani effetti dell’equinozio di primavera su Repubblica

Sboccia una love story tra una prof quarantenne e la sua alunna quindicenne. E per Repubblica è quasi un peccato che esista il reato di «atti sessuali con minore»

Il Correttore di bozze detesta fare ogni volta la figura del villano senza cuore, ma come sempre, quando ode augelli far festa, gli viene voglia di spezzargli le fragili alette. Non si trattiene, il troll. E dove fanno festa gli augelli in questo equinozio di primavera? Ma tra le pagine di Repubblica naturalmente, il quotidiano dell’Amore vero, dalle quali fa capolino oggi, qual tenero fior tra l’asfalto, la commovente love story tra un’insegnante quarantenne e la sua alunna quindicenne.

(No, l’apostrofo tra “un” e “insegnante” non è un refuso).

“La prof a processo per un bacio all’allieva”: fin dal titolo si capisce da che parte sta Repubblica. Dalla parte dell’amore, ovvio. Ma l’articolo di Maria Elena Vincenzi è perfino meglio, più diretto, più esplicito, il Correttore di bozze direbbe quasi spudorato, anche perché, come avrete capito, qui c’è una grande ingiustizia da riparare, e cioè che la legge, la fredda e insensibile legge, possa scambiare ahinoi certe poetiche effusioni d’amore (anzi: d’Amore) per banali «atti sessuali con minori». Omofoba di una legge.

Ma leggiamo Repubblica:
«Un bacio segreto in un cinema. E poi messaggi, chat, frasi romantiche, cuori in ogni dove, promesse di non perdersi mai. Un amore virtuale e proibito perché una delle “amanti” era una studentessa di terza media, anche se 15enne, e l’altra la sua insegnate 40enne che ora rischia di finire a processo con l’accusa di atti sessuali con minori, reato che si contesta quando c’è il consenso. E il consenso in quel caso c’era: tra la ragazzina e la professoressa era nato un amore. Lei, la piccola, le scriveva “ti amo” in chat, lei, l’insegnante, la contraccambiava. Era gratificata da quelle attenzioni, le consigliava libri, film, le scriveva messaggi d’amore. Le aveva persino regalato un ciondolo che la sua alunna portava sempre con sé. Stavano insieme, come hanno spiegato entrambe che hanno parlato l’una dell’altra come dell’amore della vita».

Bene, adesso dite un po’: non udite forse anche voi augelli far festa? Il Correttore di bozze li ode eccome. E si indigna, per giunta, quando scopre dalla Vincenzi che in questa storia «non ci sono denunce» (giacché l’Amore non denunzia l’amato) ma solo tanta innocente passione incompresa. Infatti «a dare il via alle indagini della polizia postale è stata la madre di una amichetta di Paola (nome di fantasia)» la quale «ha trovato sul cellulare della figlia una chat erotica: Paola aveva chiesto in prestito il telefonino per scrivere alla prof». Ma insomma, non si fanno mai i cazzi loro queste madri?

E cosa avranno mai fatto di male le due povere fidanzate? Ancora Repubblica:
«”Ci amavamo, non c’è stata nessuna violenza”, hanno detto. (…) La professoressa, messa davanti alle conversazioni proibite, ha capito di essersi spinta troppo in là. Ha pianto per quella tentazione alla quale ha ingenuamente ceduto. Ha ammesso di averla incontrata due volte fuori dalla scuola e che, in una delle due occasioni, c’è stato un goffo e timoroso bacio. Appassionato, desiderato, dolcissimo. Ma vietato dalla legge».

E siamo al punto. Con l’animo ancora ferito perché in questo paese bigotto perfino un bacio «appassionato, desiderato, dolcissimo» tra una prof e la sua allieva può essere addirittura «vietato dalla legge», e ciò solo perché tutta questa innocente tenerezza assomiglia vagamente ai famosi «atti sessuali con minore», ecco, con questo scandalo ancora negli occhi il Correttore di bozze è andato a leggersi un altro articolo, sempre firmato da Maria Elena Vincenzi e sempre pubblicato da Repubblica a pagina 21, appena sopra. Riguarda le indagini della magistratura romana sulle cosiddette “baby squillo” dei Parioli, nella quale è stato appena coinvolto un altro presunto cliente, Bruno, accusato di prostituzione minorile.

Vi si legge:
«Probabilmente, come gli altri, Bruno dirà che le due ragazzine che ha incontrato in viale Parioli non avevano mai detto di essere minorenni, che lui non lo sapeva, che non poteva saperlo perché sembravano molto più grandi. Giustificazione che, però, servirà a poco: la legge in questi casi non giustifica l’ignoranza».

Orbene, caro Bruno, fatti furbo, ascolta quell’avanzo di galera del Correttore di bozze. All’interrogatorio tu di’ che magari sì, le ragazze potevano pure essere minorenni, ma l’età non conta quando c’è l’Amore, così come non conta il prezzo. Di’ che l’Amore è Amore e basta, e sempre viva l’Amore. La legge magari no, ma Repubblica chiuderà volentieri un occhio.