Kiev, la crudeltà dell’utero in affitto, le gallery al miele sui Ronaldo

Duecento associazioni chiedono al presidente ucraino la messa al bando della surrogata. In Georgia il lockdown blocca il “ritiro” di altri 40 neonati. I media si preoccupano ma continuano a celebrare il turismo riproduttivo

«Chiediamo la fine immediata del turismo riproduttivo e il divieto di tutte le forme di commercio di donne e bambini»: è durissima la lettera indirizzata a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, che porta la firma di 200 associazioni per i diritti delle donne di tutto il mondo. Duecento realtà, ciascuna chiamata a dare voce a migliaia di persone scioccate dalle immagini dei neonati ammassati nell’hotel Venezia di Kiev, 46 bambini commissionati alle madri surrogate al soldo della clinica Biotexcom da cittadini europei, tra i quali molti italiani: cittadini che l’avvocato della clinica Denis Herman sollecita a rivolgersi ai ministeri degli Esteri dei rispettivi paesi perché richiedano al governo ucraino un permesso speciale in deroga alle regole del lockdown per recarsi a “ritirare” i neonati.

LA NEMESI DEL VIDEO DI KIEV

Erano 46 a metà maggio, ora sono più di sessanta e in sette mesi potrebbero arrivare a mille: sono decine e decine le surrogate in attesa di partorire e ricevere il “saldo” per aver portato avanti la gravidanza di un bambino concepito in laboratorio; eppure sono bastate le immagini dei primi neonati agghindati come balocchi per trasformare un video promozionale in una condanna della gestazione per altri e in un j’accuse ai paesi che prestano il fianco all’utero in affitto senza precedenti: «La situazione ha svelato l’enorme commercio globale di bambini e donne e ha sottolineato gli obblighi dell’Ucraina di sostenere le convenzioni internazionali sui diritti dei bambini e delle donne», si legge nella lettera.

«NON È MATERNITÀ MA VENDITA DI BAMBINI»

Le organizzazioni firmatarie ricordano al presidente che per le Nazioni Unite la maternità surrogata altro non è che «vendita di bambini», così come viene definita nel protocollo aggiuntivo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, e che il Parlamento europeo ha condannato l’utero in affitto in quanto «mina la dignità umana delle donne poiché i loro corpi e le funzioni riproduttive vengono usati come merce». Lo stesso Parlamento che ha stabilito che «la pratica della maternità surrogata gestazionale che implichi lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano a fini finanziari o di altro tipo, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, deve essere vietata».

L’APPELLO AL PRESIDENTE UCRAINO

È ovvio, prosegue la lettera, che l’attuale situazione «è stata determinata dalle leggi permissive dell’Ucraina sulla maternità surrogata e sulla mancanza di adeguati controlli pubblici su questa attività: cliniche, avvocati e intermediari che svolgono o contribuiscono ad essa. Confidiamo che lei condivida la nostra grande preoccupazione per i bambini e le donne coinvolti nel commercio e adotti tutte le misure necessarie per stabilire una regolamentazione del mercato volta a vietare tutte le forme di commercio di bambini e donne per i servizi riproduttivi».

ALTRI 40 NEONATI IN GEORGIA

Con l’Ucraina vengono chiamati in causa tutti i paesi che ammantano l’aberrante pratica dell’utero in affitto di insopportabile paternalismo: regolarizzare la compravendita dei bambini in patria o tollerare il ritorno dei committenti con un bimbo in braccio nei paesi in cui è vietata, non ha impedito al turismo riproduttivo di prosperare ad Est: sono circa cinquanta le cliniche in Ucraina che offrono servizi di gestazione per altri sbandierando sconti, saldi e prezzi imbattibili rispetto agli Stati Uniti sul “prodotto”: tra i 40 mila e i 65 mila euro contro i 150 mila dollari degli States. Tariffe ulteriormente ribassate (25 mila dollari per un pacchetto “standard”) in Georgia, altra gettonatissima destinazione: anche qui i neonati in attesa del “ritiro” da parte dei genitori-acquirenti sarebbero almeno quaranta.

TRAPPOLA PER DONNE POVERE

A chi li ha messi al mondo non spettano che le briciole della compravendita: come in India o Cambogia, le donne più svantaggiate o reclutate nei paesi più poveri del vecchio continente mettono il loro corpo al servizio di facoltose coppie gay o etero che aggirando la legge, sborsando soldi, comprando un bambino, garantiscono loro un compenso pari a poche migliaia di euro. Ora la richiesta al presidente di mettere fine a tutto senza mezze misure. Perché è con le mezze misure, le trappole semantiche (“maternità surrogata”, “gestazione per altri”), che è stata lastricata la via per l’inferno dell’utero in affitto.

RONALDO, ELTON JOHN E IL DIABETE QUOTIDIANO

Fino a un attimo prima di chiedersi accoratamente e ipocritamente «che cosa ne sarà dei poveri bambini di Kiev?» e a partire dal giorno dopo, lo storytelling da diabete quotidiano di tutti i media veniva puntualmente aggiornato con altri video e immagini zuccherose. Quelle sull’«amore più forte di tutto» di Ricky Martin e marito che si baciano in quarantena con i figli, i festeggiamenti del cantante Robbie Williams per l’arrivo del quartogenito, i «dolci scatti» dell’ex miss mondo Rosanna Davison con in braccio sua figlia, quelli del compimento del primo anno dell’ultimogenito di Kim Kardashian, il video dei tanti auguri cantati dai figli di Elton John davanti a una torta con le candeline e la scritta “Happy Birthday Daddy” per il suo 73esimo compleanno, le foto della festa per i tre anni dei gemelli di Cristiano Ronaldo a tema supereroi e personaggi Disney. Tutti questi piccoli figli immortalati in ville sfarzose e protagonisti di gallery patinate, articoli, video, didascalie sull’amore che non finisce mai sono nati da utero in affitto.

Foto Ansa