Come è successo che la Juventus adesso apprezza le “sconfitte dignitose”
Quaranta anni fa usciva Ritorno al futuro, primo capitolo della trilogia di Robert Zemeckis che si divertiva a giocare con i salti temporali. Un tuffo nel passato vissuto nel mercoledì di Champions League, quando lo 0-1 della Juventus in casa del Real Madrid è stato incasellato alla voce “sconfitta dignitosa”.
Era il termine con cui si definivano un tempo troppe prestazioni delle italiane in Europa, che andavano in trasferta per sfangarla con meno danni possibili, prima che arrivassero Arrigo Sacchi e il Milan a insegnare come un altro calcio fosse possibile. All’epoca, tale affermazione possedeva anche un senso: in confronti diretti, dentro o fuori in 180 minuti, aveva una sua logica cercare di tornare a casa quasi illesi. Potevi ancora giocarti la qualificazione. Nella Champions attuale no. Poco importa, nella cosiddetta fase a campionato, perdere di misura o largamente: sono sempre zero punti.
Gli elogi per la sconfitta della Juventus e il realismo di Marchisio
Per questo stonava sentir definire in termini quasi elogiativi, nei commenti post partita, la caduta dei bianconeri. Fino a quando è arrivato Claudio Marchisio a riportare un pizzico di sano realismo: «Non so quanto sia positiva la prestazione col Real Madrid». Certo, come spirito si è vista un’altra Juventus rispetto a quella esibitasi domenica a Como (non che ci volesse molto). Però resta la sostanza di una squadra che, invece di incutere timore, è vista come una normale avversaria. Una da battere, non da arginare.
Lo raccontano i numeri attuali: sette partite di seguito senza vittorie, le ultime tre senza segnare. Settimo posto in campionato, a -4 dalla capolista Milan, e 25esimo in Champions, in questo momento prima delle escluse, con appena due punti in tre partite. E se è vero che al Bernabeu i bianconeri hanno avuto diverse occasioni, è altrettanto vero che un passivo più ampio è stato evitato da Di Gregorio: uno passato dalle critiche feroci – anche su quanto fosse costato e quanto guadagnasse, dopo l’errore con il Dortmund – agli elogi più sperticati nel giro di pochi giorni. Ennesima dimostrazione di come l’equilibrio sia oggi merce rara tra tifosi e addetti ai lavori.
Il messaggio di Tudor alla dirigenza della Juventus
Il portiere è comunque in buona compagnia, visto ciò che sta passando Igor Tudor. Dopo il ko di Como sembrava sulla strada dell’esonero, la prova di Madrid gli concede un po’ di respiro (la “sconfitta dignitosa”…) e ha avuto il merito di far emergere la personale insoddisfazione verso il gruppo che gli hanno affidato. Domenica aveva sostenuto: «Il Como è una finta piccola e i giocatori li ha scelti tutti l’allenatore, una bella cosa». Mercoledì sera è passato ai fatti: in panchina i nuovi acquisti, con il peso dell’attacco affidato al figliol prodigo Dusan Vlahovic, che in estate ha rifiutato ogni proposta per restare e andare a scadenza di contratto, con arrabbiatura societaria.
Un messaggio chiaro al direttore generale, il francese Damien Comolli, voluto da John Elkann e con carta bianca su ogni aspetto. A cominciare dal mercato, dove Tudor avrebbe voluto la conferma di Conceiçao (accontentato) e Kolo Muani (oggi al Tottenham), insieme a un regista-uomo squadra (troppo caro). E dei due colpi importanti (David e Openda) al momento pare non saper che farsene.
La “maledizione” di Maurizio Sarri
Una Juventus in crisi di identità e di risultati, già in affanno a stagione appena iniziata. Non quella che tifosi e gruppo direttivo sognavano ad agosto, ponendo fiducia in una rivoluzione che aveva riguardato la dirigenza (Comolli per Cristiano Giuntoli) e non la panchina. Anche in società paiono spirare venti gelidi, visto il malumore del potente socio di minoranza Tether nei confronti della proprietà Exor.
E domenica sera si prospetta un confronto delicato in casa Lazio, dove allena quel Maurizio Sarri che nel 2020 regalò ai bianconeri l’ultimo scudetto e che se ne andò dicendo «questa squadra è inallenabile». Una “maledizione di Guttmann” in versione italiana: il Benfica non ha più vinto nulla in Europa da quando, nel 1962, cacciò il tecnico delle due Coppe dei Campioni consecutive.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!